LEGAL THRILLER

Tra faide e codici di sangue per l’avvocato Gordiani forse solo Dio è innocente

Per Michele Navarra l’endorsement di Carofiglio

Si porta dietro un biglietto da visita prestigioso e impegnativo Michele Navarra, l’endorsement di uno specialista della giustizia e della letteratura come Gianrico Carofiglio: «Capita di rado che consigli la lettura di un legal thriller e se accade ci sono ottimi motivi. Cominciate a leggere il romanzo di Michele Navarra, è improbabile che riusciate a smettere».

E non si può certo dire che Carofiglio abbia torto: “Solo Dio è innocente” (Fazi, 16 euro; ebook 7,99 euro) è un romanzo solido e avvincente, con un protagonista, l’avvocato Alessandro Gordiani, assolutamente credibile e coinvolgente: cinquantenne, si sposta su una vecchia Vespa, ha una squadra agguerrita e affiatata in studio, ma soprattutto è un uomo che sa porsi dei dubbi, che si chiede se sia davvero un buon avvocato, uno capace di esibirsi «sul palco-osceno» della giustizia.

E di dubbi questo caso ne seminerà molti nella vita e nel cuore di Gordiani, al quale nel finale viene giustamente riservata la quiete della pace famigliare, con le sue due figli, e dell’abbraccio dell’amata Roma. Dopo mesi a confrontarsi con la durezza di una terra pure affascinante e con la spietatezza del codice barbaricino, una regola di “giustizia” che è più che altro legge del taglione dove sangue chiama sangue e che, pure poco diffuso ormai, è ancora difficile da sradicare dalla memoria.

Siamo tra le alture della Barbagia. Davide, diciannovenne forse avventato, insulta pubblicamente Mario Serra, l’uomo che forse ha ucciso suo zio tanti anni prima, ma che non ha pagato dazio. Il suo gesto è grave, anche se Serra preferisce abbozzare, ma il timore, soprattutto del padre di Davide, è che nulla possa passare sotto silenzio.

È così che, poco dopo, il fratello quindicenne di Davide viene ucciso barbaramente, con il cuore spappolato da una colpo di un fucile da caccia, in una baracca nei campi, con Davide unico testimone. Serra, maggior indiziato, viene subito arrestato. E la sua famiglia chiede l’intervento dell’avvocato Gordiani, fin da Roma.

Serra è un criminale, di certo. E suo cugino, l’uomo che ha ingaggiato Gordiani, non è da meno, anzi forse è peggio. Dietro l’apparente normalità, persino cortesia, con cui si rapportano con il legale, si cela una aggressività profonda, pronta a esplodere anche in nome dell’onore. Perché è questa la legge che certi uomini credono di dover seguire. E’ possibile che, per questa ragione, abbia perso la vita un quindicenne? Che si sia colpito il figlio per punire il padre delle colpe del primogenito?

Gordiani deve districarsi in una complessa rete di relazioni e di omertà. La narrazione alterna le vicende giudiziarie vere e proprie alle mosse dei coprotagonisti, la famiglia di Serra e quella di Davide, principalmente, ma anche di tal Cossu che picchia e umilia costantemente la moglie, “colpevole” di avere una relazione con un altro uomo, ossia il padre di Davide. Nodi inestricabili si stringono ancor di più, mentre la crudeltà degli uomini viene resa da gesti di violenza assolutamente gratuita, come avvelenare dei gatti con il diserbante o trucidare i cani del rivale. Mentre altri omicidi vengono commessi, altre morti divengono denuncia. La scrittura si fa ruvida senza rinunciare all’eleganza, la narrazione tipica del legal thriller ci porta al colpo di scena che deve arrivare per forza in tribunale. Ma davvero qui è possibile giudicare tutto?

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