CimiteroPinerolo
Il Borghese

Faccio finta di crederci

Voglio immaginare una storia a lieto fine, a costo di sembrare buonista o una carogna sotto mentite spoglie (ma in caso di fraintendimenti non mi giustificherò, altrimenti è come spiegare una barzelletta. Meglio scusarsi se non fa ridere). C’è una tomba con un palloncino di plexiglass e una frase delicata sopra, un ricordo straziante. E ci sono dei giochi, dei fiori. Che qualcuno porta via con impressionante regolarità. Ecco, io voglio immaginare che quei giochi, quei piccoli pensieri siano stati prelevati da qualcuno troppo povero per poter comprare un dono ai propri figli. Io mi ostino in questo desiderio, mi sforzo di non ascoltare una voce che prova a convincermi che ci sono individui talmente abietti da rubare ai morti, a una bambina morta. Le stesse persone che, probabilmente, quando si riparano dietro una tastiera e uno schermo sono pronti a vomitare le peggiori ingiurie nei confronti di chiunque, a concorrere in una sorta di gran premio della bassezza. Senza motivo, poi. C’è gente che è pagata per recitare questa parte, dai palcoscenici alle aule parlamentari. Perché una persona comune dovrebbe farlo gratis? Anche chi ruba o delinque di mestiere ha un tornaconto, e probabilmente abbastanza elevato da fargli rischiare l’infortunio dell’arresto o della prigione. Persino un vandalo ha una ragione nascosta da qualche parte nella sua psiche. Per altre cose non trovo giustificazione, per questo devo inventarmene una. Ma, a differenza di quelle che si danno alcuni e che diventano alibi, questa non fa troppi danni.

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