Esther Elisha (foto Alessandro Pizzi)
Spettacolo
L’INTERVISTA

Esther Elisha: «Ruoli femminili a tutto tondo. E ora sogno un film d’azione»

La bellissima attrice attrice si confessa a CronacaQui

L a sua bellezza esotica non passa inosservata, ma Esther Elisha non ha mai puntato su quello: per questo vanta un diploma alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e ruoli variegati in cinema, teatro e televisione dove, da lunedì 18 su Rai 1, è tornata a vestire i panni di Feven in “Tutto può succedere 3”.

Partiamo proprio da Feven: come evolve il suo personaggio?

«Dopo due stagioni complicate, vedremo lei e il marito finalmente uniti, più maturi ed impegnati a gestire le ingerenze delle rispettive famiglie».

“Tutto può succedere” offre personaggi femminili generalmente ben costruiti. Non sempre è così.

«Ruoli femminili a tutto tondo sono rari, spesso ti trovi a fare solo da contorno. La causa? Spesso chi scrive è maschio e tende istintivamente a dare la sua visione del mondo. Ci vorrebbero più registe, sceneggiatrici, produttrici. D’altronde anche in altri settori le donne non hanno lo stesso spazio e neanche gli stessi salari dei colleghi uomini».

Parlando di donne, sui social ha simpatizzato con Asia Argento.

«Sono tra i firmatari della lettera di dissenso comune. Penso sia giusto portare a galla certi temi e credo che oggi la società sia pronta ad affrontarli. Quello denunciato da Asia è un problema comune a uomini e donne. Parlarne, più che sui social nelle sedi opportune, non basta: bisogna operare perché al dibattito seguano provvedimenti, iniziative, leggi».

Feven è una violinista: lei suona qualche strumento?

«No. Quando ho iniziato a lavorare sul personaggio, ho studiato un paio d’ore il violino trovandolo affascinante, ma mi sono fermata lì. Adoro la musica: trovo che i musicisti abbiano con il pubblico un rapporto più intimo rispetto a noi attori».

Ho letto che sognava di fare la cantante: la recitazione è stata un ripiego?

«In un certo senso. In effetti lo è per molti attori».

Cinema, tv, teatro: quale preferisce?

«Non è importante il mezzo: amo i progetti in cui mi riconosco».

Il ricordo più bello legato a un progetto?

«Accompagnare alla 68ª Mostra del Cinema di Venezia il film di Guido Lombardi “Labas”, opera prima vincitrice nel 2011 del “Leone del Futuro”. È stata una grande emozione».

Prossimi impegni?

«Al momento sono in vacanza, sono reduce da una bella esperienza a Mosca dove ho accompagnato un progetto per la Biennale Giovani Artisti».

Nel suo curriculum risulta la conoscenza di inglese, francese e tedesco. Mai pensato di lavorare all’estero?

«Sì e confido ci siano occasioni visto che il mercato è sempre più aperto».

Sempre dal suo curriculum risultano alcune sue abilità: nuoto, acrobatica, sci.

«Non ho ancora potuto sfruttarle. Mi piacerebbe un film d’azione o di fantascienza dove potermi mettere alla prova in un ruolo fisico. Si tende a sperimentare poco ma sono convinta che il pubblico italiano sarebbe pronto».

Mai girato a Torino?

«Sì, è stata il luogo ideale dove ricreare la Parigi di “Il prossimo tuo” di Anne Riitta Ciccone. È una bellissima città dove si mangia bene a prezzi onesti!».

Nata a Brescia da madre italiana e padre del Benin. Cosa ha ereditato da ciascuno?

«Il rispetto di me stessa e degli altri e un senso sviluppato dell’amicizia».

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