Jessica Costanzo tra i lavoratori ex-Embraco
Politica

Esplode la disperazione di ambulanti e ristoratori, Jessica Costanzo: “Vittime di norme irragionevoli”

Intervista alla deputata torinese, che condanna le violenze di piazza e accusa il governo
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L’ultima settimana ha visto esplodere la disperazione di categorie che da troppo tempo patiscono in silenzio le devastanti conseguenze dell’emergenza sanitaria. Ristoratori, ambulanti con banchi di generi non alimentari, piccoli esercenti, professionisti a partita Iva, stagionali, tassisti, camerieri, parrucchieri, gestori di palestre: in una parola, la classe media. Travolta da un anno di non-lavoro, in cui il mondo è cambiato per tutti certo, ma soprattutto per loro.

«Sono vittime di norme irragionevoli», sottolinea la deputata torinese Jessica Costanzo, che aggiunge: «Sono le categorie finite in mezzo ai commi dei vari Dpcm, le virgole di un decreto a sancire il confine tra salvezza e condanna, apertura e chiusura. Il problema è che per queste categorie è arrivata solo la condanna».

Questo ha portato alla manifestazione di martedì 6 aprile a piazza Montecitorio.

«La misura è colma: le mille contraddizioni di queste imposizioni sono esplose. Prima i lunghi mesi in cui le norme hanno imposto chiusure senza apparenti criteri logici (divieto per gli ambulanti che non vendono prodotti alimentari, serrande giù per chi ha un salone da parrucchiere dentro un centro commerciale), poi i cosiddetti “ristori”, palesemente insufficienti (tra il 2 e il 5% delle perdite complessive). Io non posso che sentirmi vicina alle loro istanze».

La violenza va comunque condannata?

«Certo, martedì ci sono stati tafferugli, scontri, ma occorre prima di tutto comprensione, empatia. Fortunatamente non ci sono stati incidenti gravi, e addirittura esponenti della Polizia hanno manifestato solidarietà per le istanze dei manifestanti».

Ha parlato di illogicità di certe misure, può spiegarci meglio?

«Ad esempio sugli ambulanti cito il recente studio irlandese dell’Health Protection Surveillance Center che ha confermato come solo lo 0,1% dei casi di contagio da Covid in Irlanda sia avvenuto all’aria aperta. Perché chi ha banchi all’aperto dovrebbe restare a casa? Il vero problema è che in questo anno si sono stratificate le problematiche: chi ha dovuto smettere di lavorare non solo non è stato ristorato a dovere, ma non ha avuto alcun aiuto su altri fronti, in cui la vita è sembrata andare avanti come se il virus non fosse arrivato».

Ritiene le misure del governo Draghi insufficienti?

«Hanno acuito questa contraddizione. Mi riferisco alla mancata sospensione del pagamento delle utenze e dei mutui, ma anche alle nuove regole bancarie europee sui correntisti in rosso, che rischieranno di essere segnalati come “cattivi pagatori”. Se il governo Conte aveva allargato la platea dei beneficiari del “Fondo solidarietà mutui prima casa” ai lavoratori autonomi, ai professionisti e agli imprenditori individuali (oltre che ai lavoratori dipendenti), il governo Draghi non ha rinnovato il beneficio, che è scaduto lo scorso dicembre e che oggi non li contempla più. Su queste misure occorrerebbe un briciolo di buon senso: in questo momento devono essere sospese tutte, senza se e senza ma».

Quindi boccia l’azione del nuovo esecutivo?

«Questo nuovo governo si è mostrato sordo alle istanze dei cittadini anche sul fronte delle crisi aziendali. Mi riferisco in particolare alla ex-Embraco: il nuovo ministro dello Sviluppo economico dopo aver fatto orecchie da mercante per un mese, ora convoca per il 15 aprile i presidenti di Veneto e Piemonte per discutere dell’operazione Italcomp – che dovrebbe rilanciare il sito di Riva di Chieri – ma lascia fuori dalla porta i sindacati e lavoratori già licenziati a cui scadranno presto gli ammortizzatori. Lo trovo inaccettabile, così come non aver ancora assegnato le deleghe alle crisi aziendali».

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