Roggero
Cronaca
IL CASO La figlia dell’orefice di Grinzane era in ginocchio di fronte ai banditi e con una pistola puntata alla testa

«Ero impietrita e ho detto un’Ave Maria»

Laura Roggero: «Sono stati attimi terribili: mio padre ha messo a rischio la sua vita per salvare la mia e quella di mia mamma»

Una pistola puntata alla testa e le parole spietate del rapinatore: «Ora premo il grilletto, non puoi fare altro che pregare». Come una condannata a morte sul patibolo. Laura Roggero, la figlia dell’orefice di Grinzane che ha fatto giustizia dei banditi, era in ginocchio nel negozio del papà e, accanto a lei, mamma Mariangela che piangeva. «Ero come impietrita, paralizzata – racconta Laura -, tanto da perdere addirittura il controllo del mio corpo. Sentivo la canna dell’arma che premeva sulla mia testa e quella mano nervosa che la impugnava. Sarebbe stato un attimo, forse non avevo neppure più il tempo per recitare un’Ave Maria».

Il terrore negli occhi della donna e lo sguardo verso la madre che stava per avere un mancamento. «Ancora una manciata di secondi per vivere e non c’è più il tempo di pensare, neppure quello di pregare». Premesso che Laura, Mariangela e l’orafo Roggero non sapevano che la pistola dei rapinatori fosse una scacciacani e che sei anni fa il gioielliere, la moglie e la figlia, erano stati legati e picchiati durante una rapina, dopo quella terribile esperienza, trovandosi nuovamente braccati dai banditi, erano certi che in quegli attimi si sarebbero giocate le loro vite, che l’aggressione stava per terminare nel sangue.

«È stato mio papà – aggiunge Laura – a prendere l’iniziativa, a rischiare la sua vita per salvare la nostra. Ha impugnato la sua pistola puntandola contro i rapinatori, costringendoli a fuggire». Il revolver dell’orafo non solo era vero e funzionante, ma carico di proiettili, e questo i tre banditi: Andrea Spinelli, 45 anni, Giuseppe Mazzarino, 58 e Alessandro Modica di 34, lo sapevano bene. Dunque, hanno tentato la fuga, ma due sono caduti sotto i colpi sparati dall’orefice, mentre il terzo, rimasto ferito, è riuscito a fuggire ancora per qualche ora, fino a quando i carabinieri lo hanno individuato e arrestato.

«Adesso non penso a nulla, non riesco a pensare a nulla», ha detto Mario Roggero subito dopo la tentata rapina finita nel sangue, «ed è così – aggiunge Laura -, non riesci a reagire, ma solo a piangere, senza neppure renderti conto d’essere stata risparmiata e che puoi continuare vivere. Io ho abbracciato mia mamma che non riusciva a dire una parola e che ha vissuto quei terribili momenti in modo ancor più angoscioso del mio. È vero, due persone sono decedute e mia sorella ha detto che pregherà per loro e per le loro famiglie. Lo farò anch’io, ma ora è troppo presto per riuscire a vedere con lucidità le cose, così come sono andate veramente. Ciò di cui sono certa è che mio papà era disposto a lottare fino a morire, pur di permettere a noi di vivere».

Laura tenta di guardare al futuro: «Non so se avremo mai la forza di riaprire. Ho sempre pensato che avrei portato avanti il lavoro dei miei genitori. Avevo già in mente come avrei festeggiato i cinquant’anni di lavoro in gioielleria. Davo per scontato che ci sarei arrivata. Adesso non lo so più. Non sono più sicura di niente. Mi sento devastata. Non ho mai dimenticato la rapina del 2015. Anche quella volta pensavo che sarei morta e che avrebbero ucciso anche mio papà. Non ho dormito per mesi, avevo incubi continui e ho cominciato a guardarmi le spalle come se mi aspettassi un’aggressione da un momento all’altro, qualunque cosa stessi facendo. Adesso l’incubo è tornato e io mi sento terrorizzata, stanca e senza forze. Ricominciare a lavorare dopo il 22 maggio di sei anni fa è stato durissimo, ma io amo il mio lavoro, ho studiato per questo e, nonostante tutto, allora eravamo ripartiti. Adesso, però, è cambiato tutto».

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