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Cronaca
IL CASO

Ergastolo per il delitto Ollino: «Ma io sono strainnocente»

Giovanni Cordella ha parlato in aula prima della sentenza di condanna

Giovanni Cordella lo dice a gran voce: «Sono stra innocente: non ho ammazzato Luciano Ollino». Eppure lo hanno condannato all’ergastolo per l’omicidio del commercialista 60enne, ammazzato con sei colpi di pistola l’8 giugno 2020: «Com’è possibile? Non hanno prove» tuonava ieri l’imputato mentre gli agenti della polizia penitenziaria lo riportavano in carcere dopo la sentenza.

Erano le 19 e il presidente vicario del Tribunale, Modestino Villani, aveva appena letto il dispositivo di primo grado della Corte d’Assise, arrivato dopo sei mesi di processo.

Ieri ci sono volute 4 ore di dibattimento e altre 3 di camera di consiglio affinché i giudici popolari decidessero che Cordella è un assassino “oltre ogni ragionevole dubbio”. Non solo: oltre che di omicidio premeditato, è colpevole anche dei reati di rapina e detenzione abusiva dell’arma con cui ha ucciso Ollino.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il 42enne ha puntato una pistola contro il proprietario dell’alloggio dove viveva, in strada del Colle 16 a Pecetto. Poi lo ha portato al Pian del Lot con la Bmw bianca di Ollino, gli ha sparato ed è tornato a casa a piedi, portando via anche i soldi che la vittima aveva in tasca.

«Siamo in un processo indiziario e manca il movente per l’omicidio – ammette il pubblico ministero Ciro Santoriello nella sua requisitoria – Sappiamo solo che, tra assassino e vittima, c’erano stati screzi perché Cordella disturbava i vicini e perché non era andata a buon fine la trattativa per il residence di Pecetto. Ma, soprattutto, gli indizi sono tutti gravi, precisi e concordanti: non possono che portare alla condanna».

Quali sono gli indizi contro Cordella? «Ci sono i tabulati telefonici, i testimoni e il Gps dell’auto che dimostrano che Ollino era al residence. Poi le telecamere mostrano la sua auto andare al Pian del Lot. Al ritorno, invece, si vede una persona che somiglia molto a Cordella mentre torna a piedi verso Pecetto».

Santoriello chiede l’ergastolo per l’imputato. Concordano gli avvocati Enrico Cairo e Chiappero, che assistono il fratello i familiari della vittima: il fratello Domenico e le figlie, Elisa e Carlotta.

Barbara Tonzar ed Enrico Calabrese, legali di Cordella, non ci stanno: «Siamo generosi e diciamo che gli inquirenti hanno fatto indagini pigre: non hanno approfondito le immagini delle telecamere e gli altri elementi che sono emersi. Infatti non tornano i tempi, non c’è il movente e non è stata trovata la pistola».

E’ lo stesso imputato a gridare la sua innocenza: «Non ho mai pensato di uccidere nessuno e tanto meno Ollino, una persona tranquillissima. Non l’ho ammazzato io, sono strainnocente».

Queste parole non bastano a convincere i giudici: Cordella è stato condannato all’ergastolo e al risarcimento di danni e spese legali alle tre parti civili. Dovrà dare 100.000 euro a ciascuna delle figlie della vittima, oltre a 60.000 per il fratello.

Le motivazioni della sentenza arriveranno fra 90 giorni: «Aspettiamo di leggerle» si limitano a dichiarare Calabrese e Tonzar.

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