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Il Borghese

Erano i gioielli dell’Avvocato

A giudicare dagli eventi pare proprio che l’Italia industriale sia intenzionata a vendere i pezzi migliori. O a contrarre matrimoni di interesse come è appena capitato agli eredi dell’Avvocato Agnelli convolando a nozze con Psa. E, in parte, pure con il governo francese. Lo conferma, proprio in queste ore, la trattativa per vendere la maggioranza dell’Iveco al gruppo automobilistico cinese Faw. La notizia è stata anticipata ieri mattina all’agenzia Reuters da alcune fonti a conoscenza della situazione. E Cnh Industrial, controllata da Exor, la holding di Famiglia, non ha smentito la notizia che ha prodotto anche un balzo in borsa del titolo industriale. Una vicenda non completamente nuova, poiché già l’anno scorso l’azienda statale cinese aveva presentato un’o fferta preliminare a luglio, valutando Iveco poco più di tre miliardi di euro. In allora Cnh respinse l’offerta giudicandola troppo bassa. Ora Faw, che ha sede a Changchun e produce camion pesanti con il suo marchio Jiefang e vuole espandersi al di fuori della Cina nei prossimi due anni, ha messo sul piatto un’offerta migliore e vuole acquisire tutte le attività di veicoli commerciali di Iveco, inclusi camion e autobus. nonché una quota di minoranza nella sua divisione motori Fpt. A questo proposito un portavoce di Cnh Industrial ha confermato le trattative preliminari con Faw per Iveco senza tuttavia rivelare ulteriori dettagli, anche perché – fino a ieri – era in corso anche un altro tavolo di lavoro con un gruppo concorrente, sempre cinese. Un’iperattività tesa da un lato a dare maggiore forza sul mercato a Iveco, il più piccolo dei produttori europei di camion, costretto a competere con aziende del calibro di Volkswagen, Daimler e Volvo Group. E dall’altro a fare cassa con i gioielli di famiglia ai tempi in cui Torino era capitale dell’auto. Dunque i camion Iveco viaggiano verso la Cina. Eppure Cnh soltanto due anni fa giurava amore eterno all’Italia. «Non ci sono piani per lasciarla. Siamo fieri delle nostre radici» spiegava l’allora ceo di Cnh, Hubertus Mühlhäuser, chiacchierando con i cronisti cui non erano sfuggite le prime voci di occhi a mandorla puntati sulla società nata e cresciuta a Torino. Era il settembre del 2019, la parola Covid non era ancora entrata nel vocabolario. Le cose, evidentemente, nel frattempo sono cambiate. A partire dal ceo. Con quello nuovo, Scott W. Wine, che ieri mattina, dopo neanche una settimana dall’insediamento, con il carbone della Befana si è ritrovato infilata nella calza un’agenzia della Reuters a cui tre diverse fonti confermavano una trattativa per la cessione della maggioranza di Iveco alla cinese Faw. E qualche ora dopo, prima della chiusura di quella Borsa che ha accolto la notizia stappando le bottiglie di champagne conservate dopo la festa per la nascita di Stellantis, un portavoce di Cnh ha confermato. Dunque è tutto vero. E se ne va un altro gioiello, dopo Magneti Marelli, mentre si stanno per gustare, da parte dei Grandi Azionisti, i succosi confetti del matrimonio francese. Resta invero un diamante grezzo nell’impero fatto a spezzatino. E si tratta della Comau, presidio di eccellenza tutta torinese nel settore delle macchine utensili. In un paese in emergenza, con un governo che non investe sulle proprie industrie c’è da temere che, anche in quel campo, qualche trattativa sia già stata avviata.

tamagnone@cronacaqui.it

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