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Cronaca
I GIUDICI

«Era pronto a colpire in luoghi affollati: poteva essere un’altra piazza San Carlo»

Le motivazioni del Tribunale del Riesame che ha respinto la richiesta di scarcerazione dell’indagato

«Vista l’esperienza degli eventi di piazza San Carlo del 2017, in cui la folla è andata nel panico per il solo uso di uno spray al peperoncino da parte di un gruppo di rapinatori, vi è da ritenere che lo scoppio in un vagone della metropolitana affollato di un ordigno come quelli che Buono stava realizzando, pure a volerlo qualificare solo come un grosso petardo, avrebbe potuto causare danni importanti senza grandi mezzi». Lo scrivono le giudici del tribunale del Riesame (presidente Loretta Bianco, estensore Marta Sterpos) nell’ordinanza che conferma il carcere per Federico Buono, accusato di fare parte di un’associazione terroristica internazionale nata in Sud America, Its (Individualisti tendenti al selvaggio), partecipata da ecologisti estremisti, che si pongono l’obiettivo di tornare a una vita ancestrale, “in mezzo alla natura selvaggia”. Fine da perseguire (secondo loro) uccidendo ricercatori, scienziati, tecnocrati e imprenditori o mietendo il terrore in luoghi affollati. L’indagato, grazie alle sue capacità informatiche, secondo gli inquirenti avrebbe divulgato online video su come costruire bombe e avrebbe raccolto soldi per finanziare il gruppo. E poi avrebbe costruito in casa esplosivi per passare all’azione, puntando a farne esplodere uno su un vagone della metro. Ipotesi respinta dalla difesa, che ha invece sottolineato come Buono sia un individuo “fragile” e “non offensivo”, visto che non sarebbe mai passato alla pratica in quattro anni trascorsi quasi del tutto chiuso in casa, da solo. Il Riesame ha però rigettato questa tesi. Anche se Buono non usava il tritolo, ma esplosivi meno potenti, spiegano le giudici, il suo proposito avrebbe potuto essere comunque letale. Basti pensare, appunto, a piazza San Carlo.

«E’ probabile – precisa il tribunale – che il dispositivo che Buono stava assemblando non fosse destinato ad assumere una rilevante potenza, ma va considerato l’uso delle viti, e comunque la sua intenzione di colpire luoghi affollati, come in particolare la metropolitana. Appare condivisibile l’osservazione del pubblico ministero, dottor Scafi, per cui, al di là del danno che l’esplosione di per se stessa avrebbe potuto causare, le conseguenze avrebbero potuto essere ben peggiori per il panico che ne sarebbe potuto derivare».

Buono da anni «ha fatto una scelta di isolamento estremo, con allontanamento anche dagli ambienti anarchici», spiega il Riesame, che rimarca la «prudenza», il «timore» e la «circospezione» dell’indagato, esperto navigatore nel dark web, dove avrebbe divulgato manuali tra cui «Come fabbricare una bomba nella cucina di tua madre». «Non ho più nulla a che fare con il giro anarchico sono pecoroni si ammassano tra loro», diceva a un’amica al telefono. E, nei soliloqui, «il mio scopo è ammazzare». Nel 2011 Buono venne fermato con un amico che nello zaino aveva la diavolina, in stazione Lambrate. Il caso venne archiviato. L’arresto, secondo l’accusa, avrebbe scatenato la solidarietà dei gruppi insurrezionalisti messicani che fecero esplodere, il 12 dicembre 2011, una bomba davanti all’Istituto italiano di cultura a Coyocan.

«L’inchiesta nasce nel 2017 quando scopriamo – aveva spiegato il capo della Digos di Milano Guido D’Onofrio – lavorando con autorità di Argentina, Cile, Messico e Brasile, che le rivendicazioni di attentati di Its venivano divulgate su un sito, Maldicioneecoestremista.org, registrato su un server di Milano, altervista.org. Il sito era stato aperto da Buono».

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