Un'immagine della serata postata sul profilo Facebook dal musicologo Lo Presti
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Enrico il grande

Domenica sera ero ad Aosta a un recital in memoria di Enrico Thiébat. Sono state cantate sue canzoni, lette sue poesie, sentiti aneddoti sulla sua vita anticonformista in un clima di commosso rimpianto. Enrico (classe 1949) fu un personaggio incredibile che illuminò la vallée (e non solo) dal 1970 al 1992, quando un incidente d’auto se lo portò via. Ognuno ha un suo Thiébat nella memoria, come dice il musicologo Lo Presti, patron della serata.

Enrico era figlio del Provveditore agli Studi e fratello del sindaco di Aosta. Per i perbenisti era quindi il “figlio di papà” a cui si perdonava ogni stranezza. Poi c’era il Thiébat che prima di laurearsi in Scienze Politiche aveva frequentato la goliardia a Torino quando ero Pontefice. Poi il Thiébat cantante e cabarettista (irresistibile, con voci, falsetti e mimiche degne di Proietti). Quante serate, quanti palchi con lui e Giorgio Faletti!

Ma c’erano anche il Thiébat anarchico, il ribelle, il forte bevitore adorato da tutti gli osti della valle, il pittore, lo scultore in legno, il poeta, il falegname, il cuoco. Era un incantatore di serpenti (persino Paolo Villaggio lo volle in un suo film) che sapeva succhiare l’ambrosia dalle crepe dei muretti, sempre in equilibrio sull’esagerazione nell’euforia perenne dei vent’anni, quando hai l’ormone vispo, il cuore infiammabile, la mente curiosa e l’anima gonfia di speranze, quando sei ribelle a prescindere, perché hai fame di rendere dei no a chi ha ti ossessionato con i suoi.

Purtroppo ho mancato il suo funerale in Val d’Ayas, quando nel buio del cimitero decine di valligiani cantarono in piedi fino a mezzanotte sopra la sua tomba nel gelo di dicembre, la grappa unica fonte di calore. L’altro ieri mi sono rifatto. Riposa in pace, genio.

collino@cronacaqui.it

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