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Cronaca
RIVA DI CHIERI

Embraco, sfuma pure Italcomp: «Dal governo nessun segnale»

Ieri il consiglio regionale aperto sulla questione dell’azienda in crisi

Tutti uniti contro il Governo: «Il silenzio sull’ex Embraco è assordante».

Finisce con una raffica di appelli il consiglio regionale aperto sull’azienda di Riva presso Chieri, dove 391 persone rischiano il licenziamento il 31 dicembre. Intanto restano aggrappati all’ennesima proroga della cassa integrazione: «Stiamo lavorando a un piano di formazione e ricollocazione – lancia una speranza l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino – Ma dev’essere finalizzato ad un progetto di reindustrializzazione che solo il Governo può fornire».

Aggiunge il governatore Alberto Cirio: «I lavoratori hanno già ricevuto troppe pacche sulle spalle. Ora rischiano un pacco vuoto sotto l’albero di Natale: dobbiamo pulire questa macchia ed evitare che ricapiti. Dev’essere chiarito per legge che le aziende devono restare in Italia se prendono soldi pubblici, com’è successo a Embraco. Altrimenti devono restituire tutto».

I lavoratori di Riva si accontenterebbero di salvare il loro posto di lavoro. O almeno di avere delle risposte: «È dal 23 aprile che non riusciamo ad avere un’interlocuzione diretta con il ministero dello Sviluppo economico – riprende Chiorino – Il ministro Giancarlo Giorgetti ha detto che il progetto Italcomp non è più fattibile ma non ha fornito alternative».

Luca Annibaletti, coordinatore delle crisi d’impresa del ministero, conferma la rinuncia a Italcomp e offre massima disponibilità per trovare una soluzione. Ma quale? «Qualcuno dica ufficialmente se siamo arrivati ai titoli di coda», considerano i sindaci di Chieri e Riva, Alessandro Sicchiero e Lodovico Gillio.

Chiedono parole certe pure sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori: «Siamo trattati come la provincia di una colonia, abbiamo bisogno di essere ricevuti al Ministero per un confronto franco e aperto. Embraco è lo specchio della politica industriale italiana, tutte le vertenze sono a un punto morto e non vediamo iniziative concrete».

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