Embraco
Cronaca
Il caso

Embraco, l’Ucid: “No a licenziamenti, serve nuovo patto sociale per il paese”

L’Unione cristiana imprenditori, dirigenti e professionisti: “Bene Calenda, Europa vigili su uso distorto dei fondi strutturali”

“La vicenda Embraco, il rischio licenziamento per 500 operai, è una ulteriore prova dell’assenza di elementi valoriali nelle regole dell’Europa economica: a farne le spese, come giustamente sottolineato dall’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, sono le famiglie, gli operai, schiacciati da una logica che papa Francesco ha più volte denunciato come cultura dello scarto”. Lo ha affermato Riccardo Ghidella, presidente dell’Unione cristiana imprenditori, dirigenti e professionisti (Ucid).

“Le imprese non possono dimenticare che hanno una responsabilità sociale che non può prescindere dall’impatto che le scelte attuate hanno sul territorio e dalla necessità di tutela della persona e del lavoratore”. L’Ucid Nazionale guarda con favore l’iniziativa del ministro Calenda “tesa a chiedere all’Europa maggiori controlli per evitare che alcuni paesi comunitari, grazie ad un diverso costo del lavoro, possano attrarre delocalizzazioni e avere in più contributi comunitari, attraverso un uso distorto dei fondi strutturali”.

L’auspicio del presidente dell’Ucid è che “categorie imprenditoriali, parti sociali e istituzioni si impegnino in primis nel nostro Paese per un ‘nuovo patto sociale‘ per garantire un rinnovato Piano Industriale ed Economico, nuove modalità del cuneo fiscale e degli ammortizzatori sociali, un sistema circolare di welfare territoriale che mettano in priorità sviluppo, occupazione, sostenibilità territoriale e famiglia, e riducano la già forte crisi occupazionale in particolare per i giovani”.

La vicenda Embraco, afferma Ghidella, “ci dice come l’Italia spinge giustamente su innovazione e Impresa 4.0 ma necessita prima di tutto di un nuovo Piano Industriale Nazionale che sappia scegliere quali priorità valoriali convogliare per garantire competitività, sviluppo ed occupazione e quali premialità favorire, attraverso defiscalizzazioni e costi di servizi, per chi produce lavoro e sussidiarietà come welfare d’impresa”.

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