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Cronaca
RIVA DI CHIERI

Embraco, il governo non ci sta: «Mai fatte delle promesse»

L’ultima speranza per i 406 dipendenti è il “metodo Corneliani”
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Prima le lettere di licenziamento, ora lo scontro fra sindacati e Governo: «Ministro e vice avevano promesso un emendamento al decreto Sostegni per salvare l’Acc di Belluno e l’Embraco di Riva» tuonano le segreteria nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Ma ricevono subito il contrattacco: «Mai detto» replicano il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e la sua vice Alessandra Todde.

Di certo c’è che ieri i 406 lavoratori dell’ex Embraco, oggi Ventures, hanno cominciato a ricevere le lettere di licenziamento, ultimo atto di una vertenza che dura da 4 anni.

Ora la “data di scadenza” è per il 23 luglio, quando scadrà la cassa integrazione e i licenziamenti saranno effettivi. A meno di trovare altri ammortizzatori sociali: il ministero del Lavoro ha detto che Ventures potrebbe accedere alla “cassa Covid”. Ma il curatore fallimentare dell’azienda, Maurizio Gili, ritiene che non sia possibile. Per questo i sindacati e l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, hanno proposto di inserire un emendamento governativo al decreto legge Sostegni per prolungare la cassa integrazione dei lavoratori di Riva e stanziare i fondi per l’Acc, l’azienda di Belluno con cui Ventures dovrebbe fondersi per avviare Italcomp, il polo italiano del compressore: «Oggi il decreto Sostegni verrà discusso al Senato e non c’è traccia di quell’emendamento – considerano Uilm, Fim e Fiom – È la quasi definitiva bocciatura del progetto Italcomp: ci aspettiamo una immediata convocazione al ministero per aver ragguagli su questo clamoroso dietrofront del Governo. Così si alimenta la tensione dei 406 lavoratori di Riva e dei 300 di Belluno e non parte il famoso cambio di passo annunciato dal premier Mario Draghi».

Sul tema arriva la secca smentita del ministro Giorgetti, che precisa come «non è mai esistito né è stato promesso un emendamento del genere. Le accuse dei sindacati sono prive di fondamento, anche perché sulla vertenza è delegata la vice ministra». La stessa Todde aggiunge: «Io ho parlato di un emendamento in valutazione per consentire una veloce erogazione di fondi pubblici “ponte” alle aziende in amministrazione straordinaria. Poi l’emendamento non è stato presentato perché, in base all’attuale normativa sugli aiuti europei, ci sarebbe stata comunque una tempistica di erogazione non compatibile».

Niente soldi, quindi. Né proroga della cassa integrazione. Significa che per i 406 lavoratori di Embraco non c’è più niente da fare? «L’unica proposta di soluzione avanzata è l’applicazione del metodo Corneliani – risponde Giorgetti, citando l’azienda tessile di Mantova salvata grazie all’intervento di un socio di maggioranza privato – Bisogna individuare un investitore privato per sbloccare il fondo pubblico, così come prevede la legge».

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