Emanuela Orlandi (nella foto) aveva 15 anni quando sparì
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UN CASO DISCUSSO

«Emanuela rapita». Il dossier segreto del vecchio prelato

Nel documento, bollato come “falso e ridicolo” dalla Santa Sede, il resoconto sommario delle spese sostenute dal Vaticano per gestire il rapimento della ragazza

Il portavoce vaticano lo definisce «falso e ridicolo». Così Greg Burke, la voce ufficiale della Santa Sede, bolla il clamoroso documento pubblicato da alcuni quotidiani italiani sul caso Emanuela Orlandi, la giovane figlia di un dipendente vaticano scomparsa misteriosamente nel centro di Roma nel giugno 1983.

Il documento in questione, redatto su carta semplice senza intestazioni o timbri, datato marzo 1998 e si intitola: «Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi (Roma 14 gennaio 1968)» . A redigerlo, indirizzandolo all’allora Sostituto Giovanni Battista Re e per conoscenza all’allora segretario agli esteri Jean Luis Tauran, sarebbe stato il cardinale Lorenzo Antonetti, dal 1995 alla fine del 1998 presidente dell’Apsa, l’ente economico che ha gestito la cassa pontificia.

La lettera, cui sarebbero allegate fatture e giustificativi (non più presenti), conterrebbe il rendiconto delle spese che il Vaticano avrebbe sostenuto per gestire il rapimento di Emanuela Orlandi e la sua permanenza all’estero, in vari collegi, e le spese sborsate per un presunto “depistaggio“. Il documento sarebbe stato custodito nell’archivio di monsignor Lucio Vallejo Balda, il prelato spagnolo già segretario per gli Affari economici della Santa Sede e divenuto anche segretario della commissione Cosea che tra il 2013 e il 2014 fece l’esame sui conti e la gestione vaticana. Vallejo Balda – ora tornato in Spagna senza incarichi, è stato imputato di Vatileaks 2, il processo vaticano seguito alla pubblicazione in due libri usciti contenenti tutte le carte della commissione. Il documento in questione sarebbe stato conservato negli uffici di Balda, dove nella notte del 29 marzo 2014 si consumò un furto con scasso, e i documenti furono poi restituiti.

Secondo Vatican Insider, il dossier non era però presente nel plico di carte restituite alla Prefettura dopo il furto, e rimesse al loro posto da Vallejo Balda. Ma al di là di ogni considerazione giusta sul caso Orlandi, è chiara a tutti la presenza di depistaggi e segreti mai rivelati, da parte del Vaticano forse e certamente da parte italiana visto che la ragazza scomparve in territorio italiano. Nel documento emergono incongruenze formali e di dubbi sostanziali che lo rendono vulnerabile alla prova dei fatti, ma non per questo ininfluente visto che si trovava all’interno di un archivio riservato. Resta quindi la domanda: perché sarebbe stato redatto? È ipotizzabile un fine di depistaggio sui fatti interni alla Curia, evocando un caso, quello di Emanuela, che ancora fa accendere i riflettori dei media. Il cardinale Re, presunto destinatario di quelle carte, ha dichiarato al blog Stanze Vaticane: «Non ho mai visto quel documento, non ho mai ricevuto alcuna rendicontazione su eventuali spese effettuate per il caso di Emanuela Orlandi».

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