Ribbons of chocolate being poured
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Effetti collaterali

È il 1850 quando Michele Talmone fonda il suo laboratorio di cioccolataio in via degli Artisti acquistando la nota fabbrica Moriondo e Gariglio. Conquistata presto una buona clientela, si trasferisce in via Balbis e apre un negozio in via Lagrange. Sull’onda del successo, nel 1895, suo figlio Enrico amplia lo stabilimento ridisegnandolo in forme liberty e commissiona al cartellonista tedesco Oeschner il simbolo dei “due vecchi” che figura sulle scatole ancora oggi. A quel tempo forse qualche vecchio nobile si ostinava a girare ancora in polpe e marsina. Fatto sta che il vecchio del disegno porta proprio quei due indumenti, forse per dar forza all’idea di vecchiaia, mentre la vecchia gli versa il cioccolato. Sarà la moglie o la domestica? In ogni caso lui è seduto e lei in piedi col grembiale lo serve, immagine oggi sicuramente invisa alle femministe, perché propone archetipi di soggezione della donna e ruoli politicamente scorretti. Ma alle volte scappa. Come per il digestivo Antonetto, quello che “si può prendere anche in tram”. Solo il popolo in tram digerisce male? I signori in automobile non hanno bisogno di aiuti? Bocciato anche questo. Finché si arriva agli spot-tormentone, come quello del veterinario che salvava i cavalli caduti nei fossi e poi veniva premiato dai proprietari con l’Amaro Montenegro. Storia normale, direte. Invece il mio amico Carlini, veterinario per anni sulle montagne abruzzesi, mi raccontava che tutti i contadini si procuravano quell’amaro per averlo pronto quando lui fosse venuto, per un parto o una malattia delle bestie: “Se non lo accettavo pensavano che non fossi un bravo veterinario”. Potenza della réclame sulle anime semplici.

collino@cronacaqui.it

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