Edoardo
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PORTE La mamma racconta: «Eravamo diretti in ospedale e lui è arrivato»

Edoardo, nato in una galleria con le preghiere della nonna

Il racconto della 27enne Alice: “Per misurare la distanza tra una contrazione e l’altra ho recitato l’Ave Maria”

«Appena ho sentito mio figlio uscire, l’ho preso e l’ho avvolto nella mia sciarpa. Era l’unica cosa che avevamo a portata di mano per riscaldare mio figlio». E in quel gesto c’era tutto l’amore materno e la spontaneità di un evento che Federico, 29 anni, e Alice, 27, mai avrebbero pensato di vivere così. Edoardo, il loro secondo figlio è nato a Porte, nella seconda galleria, mentre loro stavano andando in ospedale a Pinerolo. Un parto veloce, inatteso, che ha regalato un momento indimenticabile alla giovane coppia di Inverso Pinasca.

«Verso le 4 di lunedì mattina mi sono svegliata, perché sentivo delle contrazioni, anche se non dolorose. Il primo travaglio era durato 43 ore» racconta la 27enne, che è credente e ha messo in pratica un consiglio della nonna per misurare la distanza tra una contrazione e l’altra: recitare l’Ave Maria. «Sono riuscita a dirne una intera, poi si sono ravvicinate e abbiamo accelerato la partenza. Tanto che il mio compagno, che si stava facendo la doccia, aveva ancora i capelli bagnati».

Alle 4,43 sono saliti in macchina per un viaggio incredibile: «A Villar Perosa volevo spostarmi sul sedile dietro, ma non ce l’ho fatta: ho sentito la necessità di spingere e alla seconda spinta ho partorito». Edoardo, un bel bimbo di 3,630 kg, è nato così alle 4.50, in galleria, in una Panda bianca: «Non c’è stato manco il tempo di accostare – ricorda commossa Alice -. Federico mi ha detto di girarlo e fargli vomitare il liquido che aveva in bocca, poi gli ho tolto il cordone ombelicale dal collo e l’ho avvolto nella mia sciarpa».

Prima di arrivare in ospedale hanno provato a chiedere al 118 di avvisare il pronto soccorso per far trovare loro almeno un’ostetrica pronta ad accogliere il piccolo: «Purtroppo ci hanno detto che non potevano farlo, ma appena siamo arrivati sono venuti ad assistermi nel parcheggio in punta alla rampa e mi hanno tagliato il cordone ombelicale in macchina, per poi portarmi in reparto con Edoardo poggiato sul petto».

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