E se usassimo i metaldetector?

(foto di repertorio)

Seimila evacuati, (ma con il pranzo servito al Lingotto), altri cinquantamila costretti agli arresti domiciliari e per di più con persiane e tapparelle chiuse. Chi osa uscire di casa e incappa nelle guardie sarà riaccompagnato al domicilio. Niente messe, giornali, pasticcerie, ristoranti. San Salvario, un pezzo di Centro e un fazzoletto di San Secondo fanno penitenza tra paura e scarse informazioni.

Quella vecchia malefica bomba americana piena zeppa di esplosivo, annidata sotto un paio di metri di terra là dove dovrebbe passare la pista ciclabile di via Nizza, rovina la domenica e ci costringe a riflettere sul significato di un giorno di coprifuoco in tempo di pace. Un giorno da sbandati, temendo un botto tremendo che non ci sarà perché abbiamo gli artificieri migliori del mondo. Poi tutti davanti alla tivu per cercare un’inquadratura del proprio balcone, o il volto di un amico.

A me invece rimane in testa una frasetta mormorata da un quasi novantenne che, serafico, raccontava al bar delle bombe che in tempo di guerra cadevano a grappoli, proprio lì, vicino alla ferrovia. Non solo, il nonnetto se la rideva, lui che quando la sirena scendeva in cantina a leggere un libro con una boittiglia di barbera. «Voi vi spaventate per una bomba sola? Bah, se continuano a scavare ne troveranno decine».

Ecco, quel pensiero di una città che continua a vivere tra i cantieri con la dinamite sotto i piedi un po’ mi tormenta. E mi chiedo se non sia possibile con tutta questa tecnologia che ormai ci circonda fare delle verifiche attente. Se non vado errato gli aggeggi in questione si chiamano metaldetector. E allora, usiamoli. Prima di rovinarci un’altra domenica.

fossati@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single