Detail a violinist playing his instrument. Classic music concept.
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

E pensare che era sordo

Lavoro sempre con la musica classica in sottofondo. L’ascolto anche in macchina. Perché in tempi normali (con le restrizioni da Covid e gli esercizi chiusi l’assedio è minore) la musica cosiddetta ‘leggera’ mi assale già da ogni parte, nei negozi, nei bar, nei ristoranti, nei grandi magazzini, nelle radio, in Tv. Non ho nulla contro questa musica, ma riservo all’altra, quella amata ed eseguita dai miei nonni, gli spazi intimi. Ed è stato ascoltando il famosissimo incipit della 5a di Beethoven (ricordate? “zàzaza zàaaa”) dopo aver retto il quotidiano assalto delle notizie Covid per radio e per Tv fin dal mattino, che ho apprezzato di più le proverbiali pause beethoveniane. Beethoven fu il primo ad usare i silenzi come schermi bianchi su cui far risaltare maggiormente le note. Ai suoi tempi era una rivoluzione, e infatti il capellone di Bonn fu aspramente criticato per l’apparente ‘mancanza di fluidità’ della sua musica. Invece la sua è solo musica scolpita. Un susseguirsi di vuoti e pieni, di pianissimo e fortissimo che fa delle sue opere dei bassorilievi. Ed eccoci al nesso col Covid. L’idea della morte, mai come oggi possibile e vicina, ci opprime tutti, ancor più da chiusi in casa. Ma basta respirare la terra che si stira dopo il sonno invernale, o stando in casa guardare il cielo dai vetri, per essere rapiti dall’armonia della natura. In questa musica i pensieri di morte da Covid diventano come le pause di Beethoven: fanno risaltare meglio quanto la vita ci offre di buono. Anche solo le leccornie che la reclusione domestica serale ci consente di preparare e assaporare con piacere insolito e consolatorio. Zàzaza zàaaa…

collino@cronacaqui.it

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