Pavel Nedved e Andrea Agnelli (Depositphotos)
Sport
L’INCHIESTA

E ora la Signora rischia la retrocessione

I pm di Torino pronti a scrivere i rinvii a giudizio, ieri aperto un fascicolo anche dalla procura federale

Sono due binari diversi, che corrono paralleli, quelli della giustizia ordinaria e sportiva. E adesso, con l’inchiesta della Juve chiusa, diventano sempre più vicini. Mentre la procura di Torino si prepara a formulare – a giorni – le richieste di rinvio a giudizio, a Roma la procura federale della Figc studia la mole imponente di atti giudiziari acquisiti tre giorni fa dai magistrati di Torino. E apre un’inchiesta sul nodo più spinoso dell’indagine torinese, relativo alle cosiddette «manovre stipendi», ovvero i contratti “segreti” siglati tra società e calciatori, su alcune mensilità non retribuite nell’immediato ai giocatori durante la pandemia e poi non dichiarate come debiti nei bilanci successivi. Molte di queste mensilità promesse, non sarebbero, inoltre, state restituite ai giocatori, come i famosi 20 milioni da destinare a Ronaldo, corrispondenti a quattro mesi di stipendio. Questa, però, è la tesi dell’accusa e non della Juve, il cui staff legale è al lavoro per difendersi.

La Liga denuncia
La notizia dell’apertura di un nuovo fascicolo della procura sportiva è arrivata ieri, alla fine di una giornata in cui la società bianconera è stata sempre sotto i riflettori internazionali. La Liga, la lega del massimo campionato spagnolo, ha diramato già in mattinata un comunicato molto duro, in cui reclamava «sanzioni sportive urgenti per il club bianconero» per presunte irregolarità.

Le carte della procura di Torino sono al vaglio, nella Capitale, del procuratore capo Giuseppe Chiné, già da giorni. Ora che è stato aperto un nuovo fascicolo – e che, soprattutto, sono a disposizione atti nuovi – il procuratore sportivo dovrà decidere se vi siano gli estremi per revocare la sentenza della Corte federale d’Appello che aveva assolto gli undici club e i 59 dirigenti sotto accusa per il caso delle plusvalenze.

Il caso di maggio
Un procedimento – relativo appunto alle plusvalenze con cui venivano scambiati i giocatori di varie società – era stato già avviato dalla giustizia sportiva mesi fa, e si era concluso lo scorso maggio, con la decisione della Corte d’appello federale a sezioni unite su nove società, non solo la Juve, e 59 dirigenti. I due gradi di giudizio sportivo avevano stabilito l’impossibilità di definire un metodo oggettivo di valutazione del valore di mercato di un calciatore. Nulla di fatto, quindi, su questo fronte.

Le plusvalenze
Ma ora, sulle plusvalenze, potrebbero esserci novità: perché, con l’acquisizione degli atti della procura di Torino, la procura federale ha in mano elementi nuovi per valutare: intercettazioni, mail, comunicazioni riservate tra gli indagati. Se emergeranno fatti nuovi che possano essere ritenuti decisivi, la decisione dello scorso maggio potrebbe subire una revisione.

Le manovre stipendi
Ma lo spunto veramente nuovo dell’inchiesta della procura sportiva, sulla calca di quanto analizzato dagli inquirenti torinesi, riguarda le manovre stipendi, che avrebbero – secondo l’accusa – fatto ottenere un taglio fittizio di circa 40 milioni di euro almeno nei bilanci del 30 giugno 2020 e 30 giugno 2021, omettendo le posizioni debitorie nei confronti dei tesserati.

Cosa rischia la Juve
Adesso la società, in seguito all’apertura di un fascicolo della giustizia sportiva, rischia: potrebbe subire sanzioni relative a violazioni in materia gestionale ed economiche regolate dall’articolo 31 del codice di giustizia sportiva. L’articolo prevede che se «la falsificazione dei propri documenti contabili o amministrativi ovvero qualsiasi altra attività illecita o elusiva» abbia consentito al club sotto inchiesta di ottenere l’iscrizione al campionato, potrebbe scattare una sanzione: dalla «penalizzazione di uno o più punti in classifica» alla «retrocessione all’ultimo posto in classifica del campionato di competenza e dunque il passaggio alla categoria inferiore», fino all’esclusione dal campionato con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore.

I rinvii a giudizio
Qualora invece, l’alterazione dei dati di bilancio non fosse stata determinante per l’iscrizione al campionato, le sanzioni si limiterebbero a una multa e all’inibizione dei dirigenti coinvolti. E mentre a Roma si ragiona su ipotesi che adesso fanno paura agli juventini, la procura di Torino, scaduti (ieri) i termini per gli interrogatori – si prepara a scrivere il rinvio a giudizio per Andrea Agnelli, presidente della Juve dimissionario, e gli altri vertici bianconeri finiti al centro della bufera giudiziaria sui presunti falsi relativi agli ultimi bilanci. È possibile che la richiesta dei pm Mario Bendoni, Ciro Santoriello e dell’aggiunto Marco Gianoglio possa essere inoltrata al gip prima di Natale, forse prima.

Possibili archiviazioni
Non è detto che tutti e i 16 gli indagati rischino il processo. Gli inquirenti valuteranno in questi giorni gli atti a disposizione, i verbali degli interrogatori degli ex sindaci ed ex revisori dei conti, le memorie consegnate da altri due indagati, per capire se archiviare o meno alcune posizioni, tra i 16 indagati.

Niente Riesame
Con le dimissioni di Agnelli e del cda, la procura si prepara a ritirare l’appello del Riesame contro il rigetto dell’ordinanza del gip sulle misure interdittive (dalle cariche societarie) chieste dai pm per l’ex presidente e altri indagati. Se non ricoprono più cariche, non ha più senso chiedere alcuna interdizione. Oltre alle misure interdittive, uno dei rischi più grossi per la società sarebbe stato – se il bilancio 2022 fosse stato approvato – quello del commissariamento. Rischio per ora evitato.

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