silvano girotto
Cronaca
Era nato a Caselle Torinese 83 anni fa

È morto “Frate Mitra”: tradì le Brigate Rosse e fece arrestare Curcio

Dai furti a Torino alla Legione Straniera, poi fu ordinato prete. Guerrigliero in Bolivia e, infine, le trame nelle Br

Una vita spericolata quella di Silvano Girotto, detto “Frate mitra”, ma per l’Ordine Francescano “Padre Leone”. Se ne è andato a 83 anni, piegato da un male incurabile; lascia moglie e due figlie. Protagonista in mille vicende, noto per essere stato l’uomo che ha incastrato e fatto arrestare il fondatore delle Brigate Rosse Renato Curcio e il suo vice Alberto Franceschini. Ma questa è solo la fine dei suo inquieto e oscuro peregrinare. Nato a Caselle Torinese, figlio di un carabiniere, fin da ragazzo diede dei grattacapi al genitori frequentando cattive compagnie e conoscendo il carcere minorile. La ribellione di un giovane sbandato che culminò con la fuga e l’arruolamento nella Legione Straniera. Prima in Francia e poi a Gibilterra, Girotto imparò l’uso delle armi e degli esplosivi, ma si ribellò alle pratiche di tortura e disertò. Rientrato in Italia, tornò a rubare, finendo nuovamente in cella dove, però, maturò la scelta religiosa ed entrò nell’Ordine Francescano assumendo il nome di “Frate Leone”. Il 29 giugno 1969 venne ordinato sacerdote a Torino. Nello stesso anno contribuì a sedare la rivolta nelle carceri delle Nuove, quindi chiese ai suoi superiori di essere inviato nel Terzo Mondo. Missionario in Bolivia, durante un sanguinoso colpo di Stato militare contro il regime progressista di Juan José Torres, si schierò con i contadini, gli operai e gli studenti che tentavano di reagire. Gli scontri lasciarono sul campo centinaia di morti e feriti, tra cui lo stesso Girotto, che scelse la clandestinità, entrando nelle file dell’opposizione armata con il nome di battaglia di “David”. Partecipò anche alla resistenza cilena contro Pinochet. Durante la sua latitanza armata fu espulso dall’Ordine Francescano e tornò in Italia accompagnato da una ragazza che sarebbe poi diventata sua moglie. Erano gli anni del terrorismo e Girotto, almeno apparentemente, fu sedotto dal fascino delle Brigate Rosse. Riuscì in qualche modo, attraverso l’amicizia con il medico eporediese Enrico Levati (contiguo ai gruppi estremisti di sinistra), ad entrare in contato con Renato Curcio. Il capo delle Br, di formazione cattolica, fu affascinato dalle parole e dalla vita avventurosa di “Frate mitra” e decise di arruolarlo. Di parere opposto Franceschini che, come lui ha dichiarato recentemente, aveva intuito qualcosa di «poco chiaro». Questo “qualcosa” era il rapporto che gli uomini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, avevano stretto con l’ex religioso, portandolo dalla loro parte e concordando con lui un agguato ai due capi brigatisti che furono arrestati sulla strada che collega Pinerolo con Torino, era l’8 settembre 1974. Misteriosamente, però, con loro non c’era un altro terrorista rosso, Mario Moretti che fu poi l’artefice del rapimento di Aldo Moro. Da quel momento in poi, dopo una vita spericolata e avventurosa, Girotto (sospettato d’aver usufruito della protezione dei servizi segreti) uscì di scena. Trascorrerà l’altra metà della sua vita dividendosi tra il lavoro in fabbrica e il volontariato in Africa.

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