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Spettacolo
CONSOLATA DI PRALORMO A tu per tu con la fondatrice di “Messer Tulipano”

È lei la signora dei tulipani, ma «…Non chiamatemi contessa»

L’evento in streaming fino al 2 maggio: «Ne ho fatto un film che uscirà a breve Il Castello? Vivere qui significa lavorare»
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Consolata Soleri in Beraudo, ossia, Contessa di Pralormo. Un nome dal sangue blu, ma i colori con i quali da 21 anni coccola i visitatori del suo nobile Castello alle porte di Torino, sono molti di più. Sono quelli di oltre 100.000 specie di tulipani protagonisti di “Messer Tulipano”, l’importante evento che anche quest’anno, purtroppo, si può vivere esclusivamente in streaming (fino al 2 maggio). Ma questa mostra rappresenta solo la punta di un icerberg sotto la quale esiste un universo fiabesco fatto di tradizioni nobiliari piemontesi legate al buon gusto, ai richiami, ai decori, agli arredi di cui Consolata Pralormo è fra le rappresentanti più gettonate del panorama nazionale. Un universo fatto anche di sacrifici per una delle poche famiglie nobili che ancora vive nel proprio castello, per custodirlo e mantenerlo sempre perfetto. Sono tanti i particolari che abbiamo scoperto a tu per tu con Consolata, la signora Pralormo…

Lei ci tiene, non vuole farsi chiamare contessa, perché?

«Io nasco Consolata Soleri la mia famiglia è originaria di Cuneo, di Caragalio. Ho vissuto lì fino a quando cinquanta anni fa mio marito, Filippo Beraudo Conte di Pralormo, mi ha rapita portandomi qui. Dentro di me sono rimasti sempre i valori trasmessi dalla mia famiglia cuneese che mi ha insegnato a lavorare sodo per arrivare alle stelle e raggiungere gli obiettivi. Chi viene qui al castello, vedendo questa magnificenza, immagina che io stia tutto il giorno in giardino a sorseggiare the e a leggere un libro. Non è così, le assicuro, mantenere questa dimora richiede un lavoro continuo».

Sì, parliamo del Castello. Cosa significa vivere in una dimora antica così maestosa?

«Significa lavorare sodo. In cinquant’anni che sono qui ho sempre visto un cantiere aperto, non ci si può distrarre un attimo. Io, mio marito e i miei figli Marcella ed Emanuele siamo sempre attivi insieme con il nostro personale. Ma significa anche svegliarsi al mattino e avere di fronte giardini immensi e ammirare in contemporanea il Monviso e il Monte Rosa».

Siamo nel pieno della fioritura dei tulipani, anche quest’anno il tutto si può vedere solo online…

«Il due maggio finirà lo spettacolo e chiuderemo i battenti. Sarebbe bastato essere in zona gialla per aprire ma non è stato possibile. Però, siamo andati oltre. Ogni giorno pubblichiamo online piccoli video sulla fioritura dei tulipani e a breve sarà pronto un vero film dedicato all’evento dal titolo “Ma chi è Messer Tulipano?”. Non potevo stare a guardare e basta quest’anno».

Cosa l’ha spinta nel lontano 2000 a portare i tulipani dall’Olanda all’Italia?

«In Italia c’erano pochissimi fiori da bulbi, volevo portare una novità. Il tulipano è bellissimo, è un fiore di design, ha una varietà di colori, dentro è in un modo, fuori in un altro».

Ogni anno pianta più di cento mila specie, anche l’investimento non deve essere indifferente…

«Si tratta sempre di una scommessa, li compro a ottobre, li pianto a novembre e quindi aspettiamo la fioritura. Piantiamo 50 bulbi ogni metro quadro, noi possediamo un’area di 25 mila metri quadri di cui 3.000 dedicati ai tulipani. Più il sottobosco del prato inglese. Le dico solo che i bulbi ai privati costano 1 auro l’uno, noi abbiamo qualche sconto vista la quantità, ma l’investimento è notevole».

Quindi per voi anche il 2021 è stato un anno nero?

«Se pensa che a Pasquetta ci sarebbero state 9.000 persone direi di sì. Inoltre, noi qui abbiamo tante altre attività, i laboratori per le scuole, le visite guidate, il B&B… È rimasta attiva solo l’azienda agricola. Ma io non mi lamento, io guardo sempre avanti. Penso positivo».

Cosa c’è nel futuro di Pralormo?

«Sogno un festival di video mapping con tanto di giuria e premi. Se ne potrebbe occupare mio figlio Emanuele lui è l’esperto del settore».

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