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E’ la Giornata mondiale sull’autismo: «Ma manca ancora consapevolezza»

Il presidente dell’Anffas Torino D’Errico: «Rafforzare la rete per creare un progetto di vita autonomo»

Oggi, venerdì 2 aprile, è la Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, promossa dall’Onu, «una consapevolezza che, malgrado le tredici edizioni passate dell’evento, è ben lontana dall’essere raggiunta». Non usa giri di parole Giancarlo D’Errico, presidente di Anffas Torino, associazione di famiglie che si confrontano con la disabilità intellettiva e relazionale. «È molto difficile – spiega D’Errico – dare dei numeri precisi sull’incidenza dell’autismo. A livello europeo si calcola che tra l’1 e il 2 per cento della popolazione abbia disturbi dello spettro autistico, quindi in Italia sono almeno 600mila persone». I numeri sono in costante aumento: « L’aumentata consapevolezza della popolazione e il cambiamento dei criteri diagnostici – continua il presidente Anffas – rilevano anche disturbi lievi che in passato non erano individuati. Questo è un aspetto positivo, perché solo la diagnosi precoce e l’avvio degli interventi fin dalla più tenera età può aumentare le competenze e migliorare le abilità dei bambini con Ads, nonché la qualità di vita delle loro famiglie». Dalla diagnosi agli interventi la strada è lunga: «Le linee guida 21 dell’Istituto Superiore della Sanità permettono di effettuare screening e diagnosi di Asd già nelle prime fasi dello sviluppo, tra i 18 e i 36 mesi: da questo punto di vista, molto è stato fatto. Invece, difficoltà molto maggiori riguardano la presa in carico precoce: la mancanza di formazione specifica e i lunghi tempi burocratici fanno sì che la stragrande maggioranza delle famiglie sia lasciata da sola». C’è bisogno di un intervento che integri pubblico e privato: «Ogni singolo caso va osservato e studiato, in modo da costruire una rete tra medici, psicologi, logopedisti, psicomotricisti, insegnanti di sostegno, affidatari, volontari e famiglie, una rete che attui un piano di lavoro in una prospettiva che tenga conto dell’intero ciclo di vita, fino al cosiddetto “dopo di noi”. Gli autistici – conclude Giancarlo D’Errico – continuano ad esserlo anche da adulti, quando devono avere la possibilità di creare un progetto di vita autonomo e indipendente».

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