TORINO - MANIFESTAZIONE DEL PRIMO MAGGIO IN MEMORIA DELLE MORTI BIANCHE
Economia
In Piemonte il 99,3% dei contratti è a scadenza

È la festa del precario: un lavoratore su due non arriva a fine mese

L’indagine promossa da Cgil, Cisl e Uil sui disagi dei lavoratori parla di sacrifici famigliari e disagio sociale

Il 99,3% dei contratti siglati lo scorso anno in Piemonte risulta precario. Un dato impietoso, che arriva alla vigilia della Festa del Primo Maggio e che restituisce la fotografia di una regione con uno sguardo proiettato al breve periodo. Anzi, al «brevissimo», come sottolinea il segretario generale della Uil Piemonte, Gianni Cortese, in occasione della conferenza stampa di presentazione delle iniziative legate al Primo Maggio. «La quasi totalità dei contratti attuati lo scorso anno erano di natura precaria – spiega -. Con queste basi non è possibile portare avanti un’esistenza dignitosa». Il pensiero va poi immediatamente ai lavoratori del mondo sanitario, che da mesi rivendicano una stabilità contrattuale dopo le fatiche della pandemia. «Pensiamo ai circa 5mila reclutati in fretta e furia durante l’emergenza Covid. La maggior parte di loro verrà lasciata a casa» conclude il segretario, bollando il Piemonte come «il Sud del Nord Italia».

Un elemento di preoccupazione poi viene da un recente studio condotto dall’Ismel (Istituto per la memoria e la cultura del lavoro) e commissionato dai sindacati, che indaga sulle difficoltà dei lavoratori e le loro aspettative. Ebbene, secondo quanto emerge dalle risposte ai questionari, molti avrebbero «grosse difficoltà ad arrivare a fine mese». Alcuni dichiarano anche «di dover fare sacrifici per far quadrare il bilancio familiare». Si tratta del 44,8% degli intervistati, su un campione di 2.067 lavoratori impiegati tra Torino e provincia e provenienti da vari settori. «I disagi dei lavoratori sono chiari e ci sono grandi incertezze per il futuro» rimarca in conferenza stampa il segretario generale della Cisl Torino Canavese Domenico Lo Bianco. «La metà oggi è in difficoltà economica».

Individua nel precariato dilagante una delle problematiche maggiori da affrontare anche la segretaria generale della Cigl Torino, Enrica Valfrè. «Gli ultimi due anni ci hanno insegnato che siamo tutti interdipendenti – attacca -. Venivamo da una situazione già molto difficile prima dell’emergenza Covid e lo abbiamo denunciato attraverso la Vertenza Torino, che oggi vogliamo riprendere e attualizzare». La domanda che si pongono i sindacati è che cosa può fare il Comune per migliorare le condizioni di lavoro dei torinesi. Un quesito che nella giornata di ieri Cgil, Cisl e Uil hanno rivolto all’assessore con delega al Lavoro Gianna Pentenero. «Vogliamo individuare insieme un  Protocollo di indirizzo, una sorta di carta di intenti, per mettere a frutto le opportunità del territorio» specifica Lo Bianco.

Agli antichi guai portati avanti dalla Vertenza Torino poi si sommano le nuove incognite legate al conflitto in corso in Ucraina. «La ripresa precaria non avrebbe comunque dato stabilità» sottolinea ancora Valfrè. «Dobbiamo pensare a come costruire insieme una economia di pace – prosegue -. Bisogna intervenire sui mutui e sugli sfratti, rinnovare i contratti di lavoro fermi da anni e mettere in campo una vera lotta all’evasione».

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