Russia 2018
Il Borghese

E adesso per chi tifate?

Sarà una curiosa sensazione, da oggi, sedersi in poltrona e guardare un mondiale di calcio in cui non risuona l’inno italiano. Perché l’Italia è fuori, come ben sappiamo, anche se ancora non l’abbiamo digerita.

Possiamo dire, in ogni caso, che ce lo siamo meritato e si confida che serva da lezione. Intanto, però, che si fa? Si cercano gli “italiani” sparsi in giro? Ne abbiamo uno solo, ossia Gomis, portiere del Senegal che è cresciuto a Cuneo e nelle giovanili del Toro. Ci si può aggrappare al giocatore del cuore, il fuoriclasse della propria squadra amata che milita nella sua nazionale. O si va immediatamente a parteggiare per il più debole, per la possibile rivelazione o sorpresa. O magari si cerca di aggrapparsi al carro del più forte. E non è esclusa la possibilità di gufare, ossia di tifare contro, che è qualcosa che viene più facile che non il sostenere…

Gufiamo i francesi che ci definiscono «vomitevoli»? O la Spagna che ci fa fare la figura dei cattivi? O brindiamo all’Inghilterra che dall’Europa si è già chiamata fuori, ma alle sue regole, e di solito riesce a farlo anche nelle grandi manifestazioni calcistiche? In attesa di qualche cosa che ci unisca tutti, come il “geyser sound” dell’Islanda, che per inciso è un Paese che può insegnarci come passare da un possibile default a una vera rinascita. E per fortuna a questi mondiali non c’è Malta.

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