Paulo Dybala
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NUMERI 10 A CONFRONTO

Dybala, ora fai come Platini: prendi questa Juve per mano

L’aveva preparata, quell’esultanza, Paulo Dybala: dentro di sé era sicuro di segnare, di superare Le Roi Michel Platini, diventando nel contempo il miglior marcatore bianconero in attività in Champions. «L’esultanza è stata un omaggio, per me è un idolo come lo è per il calcio e per la Juve: volevo già farlo contro l’Inter, ma non mi sembrava il caso» ha detto Dybala. «Spero che Platini abbia gradito». In realtà, l’altra sera di sicuro Platini aveva altro per la testa, viste le grane giudiziarie con la magistratura svizzera che ne chiede il rinvio a giudizio assieme a Blatter.

I 10 A CONFRONTO
È un Dybala che prende per mano la Juve, da quando CR7 ha tolto il “disturbo”: certo, forse tira troppo anche quando potrebbe passarla, ma in fondo è un attaccante – prima differenza con Michel che era una mezzala atipica, un centrocampista-regista avanzato.

Fisicamente, sono accreditati della stessa statura, un metro e settantesette centimentri, ma se per gli almanacchi Platini pesava 63 chili, Dybala ufficialmente ne fa registrare 80, con la muscolatura ben definita, a sottolineare le differenze del calcio moderno con quello di allora. Inoltre, Dybala è più “atleta”, nel senso che non fuma, come invece faceva le Roi, alle volte anche nell’intervallo delle partite.

Poi, Dybala è mancino e Platini destro naturale, entrambi hanno il colpo sulle punizioni e sui rigori (Michel più infallibile: solo due sbagliati in Italia, contro Terraneo del Toro e Zenga dell’Inter, poi ricacciati in gol sulla ribattuta), entrambi hanno visione di gioco, anche se il francese era più regista.

PLATINI PIU’ VELOCE
Dybala, 28 anni e alla Juve da quando ne aveva 22, ha realizzato fin qui 106 gol con la maglia bianconera, in tutte le competizioni, in 264 presenze. A Platini, arrivato in bianconero a 27 anni, per arrivare a 104 ne sono servite 224, ossia quaranta in meno. E si giocava anche molto di meno. Cinque anni in bianconero, per Michel, che smise con il calcio prima di compierne 32, provato dalla pubalgia, deluso da un campionato difficile e da pochi gol segnati, stufo di un calcio che non amava più, pagando forse infine il conto a quella notte di due anni prima, maggio 1985 all’Heysel: i trentanove morti, il gol decisivo su rigore (inventato), l’esultanza urlata e oltraggiosa, qualcosa che si spezza dentro. «Quando l’acrobata cade, entrano i clown» disse Platini di quella notte.

LEADER IN CAMPO
Dybala veste abitualmente la fascia di capitano (è ufficialmente il vice di Chiellini), mentre Platini la sfoggiò una volta sola, per pochi minuti in un ritorno di Coppa Campioni in Islanda (aah i bei tempi eroici di partite contro Valur, Jeunesse d’Esch e altre realtà oggi relegate ai preliminari), ma in campo e nello spogliatoio certo era leader, anche per l’intelligenza dell’uomo e l’ironia pungente, mentre oggi ai giocatori è richiesto un politicamente corretto che rende le interviste post partita tutte così uguali, manca poco che si torni al «ciao mamma sono contento di essere arrivato uno» delle barzellette antiche sul ciclismo.

I TROFEI
Dybala batte certamente Michel per i trofei, almeno per scudetti e Coppe Italia (5 e 4 contro 2 e 1), ma il francese ha tutte le coppe europee (più l’Intercontinentale e un Europeo, mentre Dybala ha la Copa America). A livello personale, Michel è stato tre volte di fila capocannoniere (ne bastavano meno di gol, all’epoca) e tre volte Pallone d’Oro, che all’epoca era riservato agli Europei.

IL FUTURO
Un Dybala così è comunque la mattonella su cui la Juve deve riedificare, rinnovi contrattuali permettendo, al netto di infortuni ricorrenti e di eventuali crisi tipiche del calcio odierno. E dopo aver detronizzato le Roi e King John Charles, Dybala può solo guardare in alto: davanti c’è un certo Roberto Baggio, con 115 reti. Del Piero, inavvicinabile, ne ha 290.

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