il dubbio dell'avvocato
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GIALLI TORINESI

Dura, ironica, l’avvocato Alessandra Rizzo in un legal thriller nel buio della Crocetta

Un uomo vuole divorziare: la notte, uccide la moglie

L’avvocato Alessandra Rizzo è una penalista e quindi fa fatica a capire perché davanti a lei, nel suo studio, ci sia un uomo che vuole assumerla per divorziare dalla moglie. Una strana coincidenza in una giornata nata già storta e che non aiuta l’umore già di per sé non famoso per la sua leggerezza della penalista, alla quale non resta altro da fare che rimandare a casa il signore assicurandogli che passerà il caso alla collega civilista. Ma il caso è quanto mai in agguato: nella notte, l’avvocato viene svegliata dai carabinieri, perché il suo “cliente” è stato arrestato per l’omicidio della moglie. Un uomo va nello studio di un avvocato per divorziare e poi la notte ammazza la consorte? Troppo strano. E poi perché la porta dello studiolo dove dormiva la signora è forzata all’esterno, eppure i carabinieri non pensano neppure per un attimo a un estraneo? E soprattutto: cosa significa quella scritta, «Dio», lasciata su un foglio di carta sulla scena del crimine? Per l’avvocato Rizzo è l’inizio di un caso tutt’altro che semplice.

Si legge come un raffinato legal thriller “Il dubbio dell’avvocato” (Golem, 13,90 euro) di Laura P. Cavallo, una che la materia la conosce decisamente bene essendo avvocato a Torino: School of law a Oxford, diritto comparato alla Faculté internationale di Strasbourg, una passione per la scrittura che rimanda fino al Premio Grinzane Cavour “Scrivere il giornale” nel 1998, orgogliosamente fiera delle sue origini del sud, che passa con altrettanta fierezza alla sua Alessandra Rizzo.

Personaggio spigoloso eppure affascinante: se si volesse scavare nei tratti comuni dei protagonisti dei legal thriller, in gran parte maschi, bisognerebbe dire che Cavallo ha gettato su di lei tutte quelle caratteristiche, per farne una donna forte e decisa, che tratta con autorevolezza (persino con divertito sadismo, con piglio da «scaricatore di porto») i suoi collaboratori di studio, soprattutto i due giovani arruolati per dare loro una possibilità di emergere da un substrato certo non favorevole. Alessandra Rizzo rimarca sempre, oltre alle origini del sud per cui prova malinconica nostalgia, la sua provenienza dalla periferia di Mirafiori, attraverso cui si è fatta strada. Fino a trovarsi nel cuore di una indagine nella «Torino bene», in una Crocetta che da lussuosa isola residenziale si fa inquietante scena del crimine. E dove verranno svelati segreti seppelliti in profondità, mascherati dietro apparenze inappuntabili, fino a un finale dove certa non può esserci gloria.

Ma Alessandra è anche una donna profondamente lacerata, per un dramma del suo passato: la perdita del figlio Matteo che ha duramente compromesso il suo matrimonio, tanto che il marito fa le valigie e se ne va.

Un personaggio solo, che si muove con durezza ma senza perdere la propria umanità, anche quando affetta cinismo.

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