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Cronaca
VIA NIZZA

Due piazze, palazzoni e alberi: il nuovo volto di Scalo Vallino

Dopo le demolizioni, ecco come sarà l’ex scalo merci che serviva Porta Nuova

Un angolo di via Nizza che cambierà per sempre. Le demolizioni, partite a fine febbraio, sono arrivate alle battute finali all’ex Scalo Vallino, pronto a rinascere. In un modo che i residenti del quartiere forse non si aspettano, a vedere le immagini del Pec, il Piano esecutivo convenzionato, firmato poche settimane fa dai proponenti di Nova Coop insieme al Comune e alla Regione.

Le due palazzine residenziali che sorgeranno al posto dell’ottocentesco scalo ferroviario dismesso, ad esempio, avranno tantissimo verde, con un giardino posizionato proprio sul tetto. Ma a colpire, osservando gli elaborati grafici del Pec, sono le due piazze pubbliche, molto ampie e una di queste sarà dedicata all’artista del colore Mario Molinari. La prima piazza, all’angolo con via Bidone, avrà una ventina di alberi. La seconda, invece, è più interna, all’altezza di corso Sommellier. Due grandi spazi aperti a tutti e che, uniti al centro di biotecnologie e allo studentato, daranno davvero l’idea di essere in un campus universitario, sulla falsariga del Campus Einaudi di Lungo Dora, realizzato dieci anni fa a Vanchiglia. Il tutto, senza dimenticare la galleria commerciale di Nova Coop, proprietaria dell’area dell’ex Scalo Vallino dal dicembre del 2015 quando l’aveva comprata da Ferrovie dello Stato. Un tempo, lo Scalo Vallino serviva la stazione di Porta Nuova ed era uno scalo merci, officina per riparazione dei treni, magazzino e poi, nel suo ultimo periodo, anche deposito per le società che affittavano gli spazi da Rfi.

Va detto che non tutte le costruzioni sono state abbattute, perché ad esempio in via Nizza ci sono tre edifici vincolati, compresa la palestra Orange. L’unica incertezza, al momento, riguarda le tempistiche dei lavori. Inizialmente, il nuovo Scalo Vallino doveva essere pronto per le Atp dell’anno scorso. Poi è arrivata la pandemia, ma mancano anche 30 milioni di euro di finanziamenti che devono arrivare dalla Regione Piemonte. Tuttavia, le prime demolizioni e la recente firma del Pec fanno ben sperare nel prosieguo delle opere.

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