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IL CASO

Drogata con un drink e stuprata dal marito

Dopo 5 anni ha avuto giustizia: «L’ho fatto per le mie figlie»

Drogata con il Tavor, medicinale che lui le aveva versato nel bicchiere durante un presunto incontro chiarificatore. E poi stuprata, quando lei era incosciente. La mattina dopo, quella tipica sensazione di non ricordare nulla. La violenza sessuale tra moglie e marito è un fenomeno che esiste da sempre, e che sta emergendo con prepotenza, da quando c’è il lockdown. Ma è ancora un argomento tabù. Per ottenere giustizia, una donna di Torino, assistita dall’avvocata Silvia Lorenzino, ha impiegato cinque anni. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’Appello che aveva assolto l’ex marito dall’accusa di stupro, ribaltando la condanna di primo grado. La sentenza è ai soli effetti civili, perché la procura generale non aveva fatto ricorso in Cassazione contro la pronuncia d’Appello. La donna era rimasta sola, a lottare, insieme alle sue legali, che invece non hanno esitato a rivolgersi alla Suprema corte. La Cassazione ha riconosciuto che si trattò di violenza sessuale e che alla donna spetta un risarcimento. Il caso risale al 21 ottobre del 2015. La protagonista di questa storia da mesi è di fatto separata dal marito. Lui e lei vivono ancora nella stessa casa in attesa di trovare una sistemazione. Il fatto che abbiano tre figlie complica l’iter. Quella sera lui chiede a lei di andare a prendere un aperitivo, per chiarire gli ultimi aspetti della separazione.

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