Augusto Trombetti, Margherita Beria e Antonio Lovato,  i tre scialpinisti torinesi morti sul monte Chaberton (foto Facebook)
Cronaca
I tre avevano lasciato l’auto su territorio francese prima di far perdere le loro tracce

IL DRAMMA. Morti sotto una valanga i tre alpinisti torinesi dispersi sul Monte Chaberton LE FOTO

I giovani sono deceduti a causa dei traumi riportati nella caduta. I loro corpi sono stati recuperati dalla Gendarmerie e dal Soccorso Alpino

Sono stati ritrovati in Alta Val Susa i corpi senza vita dei due scialpinisti e della loro guida alpina  che ieri non avevano fatto rientro da un’escursione sul Monte Chaberton (3.131 m), al confine tra Italia e Francia. Si tratta di tre torinesi: Antonio Lovato Dassetto, 35 anni, titolare di un’agenzia di viaggi per appassionati di free climbing e vela, della fidanzata Margherita Beria D’Argentina, 28, maestra di sci e studentessa universitaria (nonché figlia di Maurizio Beria, sindaco di Sauze di Cesana), e Adriano Trombetta, 38, guida alpina ed esperto di arrampicata. I tre, prima di far perdere le loro tracce, avevano lasciato le auto al Monginevro, in territorio transalpino e da qui erano partiti a piedi verso il Chaberton.

CERCATI INVANO ANCHE CON UN ELICOTTERO
La denuncia di mancato rientro era stata effettuata alla Gendarmerie francese che ieri ha sorvolato in elicottero la zona poco prima del tramonto. Ma a causa della scarsa visibilità e del forte vento, la prima ricerca ha dato esito negativo. In seguito, nella serata, una squadra francese e una del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese sono salite in quota con sci e pelli di foca per individuare le tracce degli scomparsi, ma il buio non ha consentito loro alcun ritrovamento.

TRASCINATI A VALLE DA UNA VALANGA
Le ricerche sono ricominciate all’alba di questa mattina quando, con un ulteriore sorvolo in elicottero, sono stati individuati i corpi dei dispersi: si trovavano alla base del canale nord est della montagna, trascinati a valle da una valanga. I tre torinesi, secondo quanto accertato dai soccorritori, sono deceduti a causa dei traumi riportati durante la caduta. La dinamica della tragedia, infatti, è drammaticamente chiara. I ragazzi sono stati travolti da un’enorme slavina che si è staccata dalla montagna proprio nel momento del loro passaggio, spingendoli giù nel canalone. Lovato, Beria e Trombetta indossavano sistemi di protezione e giubbotti adeguati, ma i traumi riportati nella caduta sono stati troppo gravi perché potessero sopravvivere.

NON CI SARA’ ALCUNA AUTOPSIA
L’elicottero dei soccorsi, cui hanno preso parte Carabinieri, Soccorso Alpino e Gendarmerie, ha individuato le vittime su territorio italiano, sotto il Coletto di Cresta Nera, nel Comune di Cesana provvedendo, poi, al loro recupero. Non sarà fatta alcuna autopsia. Il pm Valerio Longi, infatti, ha già dato il nullaosta per il funerale.

QUARANTOTTORE FA LA TRAGEDIA DI GRESSONEY
È la seconda tragedia in montagna in pochi giorni: solo quarantotto ore fa, a Gressoney, in Valle D’Aosta, quattro scalatori erano morti a causa della caduta di una cascata di ghiaccio.

 

 

 

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