Il Borghese

Dovremo vivere con altri virus

Il punto cruciale è che «la scienza è sempre provvisoria», perché la natura non dà risposte definitive, perché tutto si evolve. Possiamo essere certi solo di una cosa: «Il Covid-19 non sarà l’ultima pandemia che vedremo nel ventunesimo secolo, probabilmente non sarà la peggiore. Ci sono molti altri leopardi nei dintorni di Mumbai e ci sono molti altri virus spaventosi nel luogo di origine del SarsCoV2, qualunque esso sia». “Spillover” è il termine che si usa per definire il salto di specie, nello specifico di un virus animale che poi passa anche all’uomo. Ma è soprattutto il titolo del libro-rivelazione di David Quammen, giornalista investigativo e divulgatore, che aveva previsto l’arrivo del Covid, «ma avrei voluto sbagliarmi».

E ora, con il nuovo “Senza respiro”, questa curiosa figura di giornalista un po’ Chatwin e un po’ Faulkner è in Italia: oggi sarà al Teatro Astra. Il suo nuovo lavoro è un vero diario della pandemia, dove il viaggiatore che dice di studiare il lavoro dei virologi evoluzionisti «attraverso un lungo cannocchiale di ignoranza, sfocato e capovolto», è stato costretto a evitare gli aeroporti, a rinunciare a incontrare gli scienziati se non su Zoom, a non strisciare per grotte o foreste tropicali, «sono andato avanti per un anno con una tanica di benzina», e dove si prefigura una società che dovrà convivere con i virus, vecchi e nuovi, per scontare la propria impronta biologica sul pianeta – «pretendiamo sempre maggiore spazio» – e per evolversi, naturalmente.

Siamo soliti dire che il Covid è stato un “cigno nero”, ossia un evento inaspettato. Lei, invece, dice che era un punto nero, visibile da lontano. Quindi non era imprevedibile?

«Sì, la pandemia era prevedibile in larga misura. Gli scienziati esperti di malattie hanno visto quel punto nero all’orizzonte lontano come nelle pianure del Nebraska, l’hanno visto venire verso di noi a una velocità indeterminabile e con una forza indeterminabile, e hanno riconosciuto che si trattava di un virus a RNA, proveniente da animali, un virus nuovo per l’uomo. Quando sarebbe arrivato, che tipo di virus a RNA, che si sarebbe riversato negli esseri umani da quale tipo di animale, causando quanta miseria e morte tra le persone, quelle erano le parti imprevedibili».

Con “Spillover” aveva predetto l’arrivo del Covid dieci anni fa. Ora, cosa racconta il suo nuovo libro?

«Il mio nuovo libro racconta la storia delle origini e dell’evoluzione di questo nuovo virus, SARS-CoV-2, e il suo feroce e terribile viaggio attraverso la popolazione umana. Racconta quella storia dal punto di vista e con le parole di quasi 100 dei più interessanti esperti mondiali su questo argomento. È una narrazione, una storia del mistero, assemblata dalle voci di quegli esperti».

Possiamo dire che la pandemia è finita?

«Il fatto che la “pandemia” sia “finita” dipende da come definisci quelle parole. Il virus non è sparito. La peggiore delle onde ci ha già investito. Abbiamo i vaccini. Ma il virus è ancora perfettamente in grado di far ammalare e uccidere coloro che rifiutano di essere vaccinati. È ancora quindi un peso per le nostre comunità e le nostre economie. Il rifiuto di essere vaccinati finisce con l’estendere questo onere sociale».

Il virus non se ne andrà, quindi, ma nel suo libro si lascia intendere che ne arriveranno altri, per quella che lei definisce «la nostra impronta sulla Terra». Dobbiamo temere una nuova pandemia? Qual è il nuovo pericolo? L’influenza aviaria?

«È impossibile prevedere esattamente quale virus a RNA causerà la prossima minaccia di pandemia. Ma l’influenza aviaria H5N1 è certamente un candidato importante. Quel virus è in grado di evolversi rapidamente e se dovesse evolversi in una forma che non solo può infettare gli esseri umani ma trasmettersi tra loro, potrebbe essere devastante».

Lei è un giornalista, un divulgatore, ma non uno scienziato. Qual è la sua formazione?

«Esatto, non sono uno scienziato, come ho sempre tenuto a precisare. La mia formazione accademica è stata in letteratura e ho iniziato la mia carriera di scrittore come romanziere. Il principio di indeterminazione nella scienza l’ho acquisito non dal fisico Werner Heisenberg, ma dal romanziere William Faulkner. Quando lo lessi per la prima volta, ne fui ammaliato. Nel corso di 40 anni, ho imparato la scienza che conosco sotto forma di attenta e intensiva formazione sul posto di lavoro e autoeducazione».

Da dove nasce il suo interesse per per la scienza?

«Sono sempre stato, anche da ragazzo, interessato al mondo della natura. Poi ho scoperto Charles Darwin, i suoi scritti e le sue idee. Sono rimasto affascinato dalle dinamiche e dallo studio sistematico del mondo naturale che amavo».

Il suo background di romanziere, quindi, può essere il motivo della comprensibilità (e del successo) dei suoi libri, della sua capacità di diffondere e coinvolgere?

«La mia esperienza e il mio istinto di romanziere, assieme alla mia formazione letteraria, mi aiutano a scrivere di scienza perché la scienza è narrativa umana così come teorie e fatti, il riconoscimento della verità arriva dall’ascolto di molte voci».

Ha ricordato che sono ancora molti quelli che non vogliono vaccinarsi. Troppe persone non credono agli scienziati e non si fidano e della medicina: perché? Credere a teorie complottiste è più semplice, forse più affascinante?

«Sì. Le teorie del complotto attraggono molta gente nello stesso modo in cui i vini dolci, ma cattivi, sono attraenti per alcune persone. Altri di noi preferiscono il Verdicchio. E i fatti».

andrea.monticone@cronacaqui.it

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