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Cronaca
EMERGENZA FREDDO

Dormitorio in centro: «Via Traves è lontana e non ce ne andiamo»

Dal Palazzaccio fino ai portici aulici del “salotto” di Torino, cresce l’indifferenza dei senzatetto per le proposte del Comune

Materassini, coperte logore, sacchi a pelo. Distanziati mezzo metro l’uno dall’altro, quel tanto che basta per provare a tenere a bada il Covid (oltre che il freddo). Tra il Duomo e il cuore della Torino Romana, in piazza San Giovanni, ha ripreso piede quello che è uno dei più grandi dormitori a cielo aperto della città. Il portico del palazzo degli uffici pubblici, noto a tutti anche come Palazzaccio, rappresenta senza dubbio alcuno una delle fotografie più inquietanti di una città che fatica a contenere l’emergenza clochard. Quella che fino a pochi anni fa era la casa di alcuni pakistani senza fissa dimora è oggi terra di conquista di chi ha perso tutto: ci sono romeni, africani. Uomini senza più nulla.

Poche le persone che hanno voglia di parlare, ma le certezze non mancano. «Da qui non andiamo via – racconta uno di loro -. Nessuno ci dice niente, nessuno ci ruba i vestiti». E poi, cosa non meno importante «possiamo bere senza che qualcuno ci neghi anche questo piacere». Sì perché la bottiglia, lo dimostrano i rifiuti per terra, è spesso una delle poche armi contro indifferenza e solitudine. Un degrado che prosegue indisturbato anche alle spalle delle Porte Palatine. Sull’erba del Parco Archeologico, cuore dell’antica “Augusta Taurinorum”, spuntano vestiti abbandonati e qualche giaciglio di fortuna. Le signore che portano a spasso i loro cani si guardano, tra loro, con aria perplessa. «Ma che come si può permettere tutto ciò?».

Eppure basta percorrere qualche metro verso il centro per continuare la lunga camminata tra gli invisibili. Uno dei posti più gettonati per passare la notte è Galleria San Federico. Erik, ventenne nigeriano, vive lì da qualche mese e alla domanda: «Andresti a dormire in via Traves?», lui risponde: «E’ troppo lontano e non conosco il posto». Così la pensano i tanti clochard di via Viotti, alle spalle di piazza Castello: il portico con la pioggia si è trasformato in un dormitorio a cielo aperto. Tra le nicchie, davanti alle vetrine delle attività chiuse spuntano corpi stesi a terra, tra coperte e cartoni di vino. Qualcuno rovista nella spazzatura sperando di trovare vestiti o avanzi di cibo, altri dormono sui loro giacigli in fila, storditi dall’alcol. In piazza Carlo Alberto, davanti all’ingresso della Biblioteca civica Centrale, un senzatetto ha realizzato una specie di “tensostruttura” ordinata, con ombrelli aperti per ripararsi dalla pioggia, detergenti per pulire e perfino un mazzo di fiori posto sopra la scatola delle offerte.

In via Roma spuntano cartoni a ogni angolo in bella vista o tra le colonne o nascosti tra le impalcature dei cantieri o sotto le serrande dei negozi chiusi. Neppure il “salotto” di Torino in piazza San Carlo, che in questi giorni ospita il Fan Village commerciale realizzato per le Atp Finals, è stato risparmiato. Sotto i portici infatti ieri in tarda mattinata dormivano alcuni clochard, a pochi passi dai bambini che giocavano a tennis e da i turisti che, con indifferenza, affollavano gli stand.

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