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Cronaca
SICUREZZA

Dopo le piazze e l’attacco alla Cgil, i No Pass minacciano le fabbriche

Prefettura e questura rassicurano: «Abbiamo fiducia, qui non succederà come nella Capitale»

A pochi giorni dal loro trasferimento, uno a Napoli e l’altro a Roma, il prefetto Claudio Palomba e il questore Giuseppe De Matteis, indossano i panni del poliziotto buono e di quello cattivo. Ovviamente Palomba (che rappresenta il Governo e non è poliziotto) è quello buono e le sue parole, sotto forma di appello, appaiono un auspicio, più che un avvertimento che viene, invece, dal silenzio di De Matteis. Ma entrambi sembrano dire: «Torino non sarà come Roma, non lo permetteremo». Se Palomba auspica che «che il prossimo 15 ottobre non diventi un giorno di disordine: mi auguro che prevalga il senso di responsabilità», dal canto suo De Matteis è stato impegnato per tutta la giornata di ieri, e lo farà anche oggi, a garantire attraverso la presenza di presidi fissi e mobili, la sicurezza nei luoghi più a rischio della città, compresi quelli dove si lavora. Ieri alla Digos, mentre in prefettura si svolgeva la prima parte della riunione del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico (la seconda è stata aggiornata a oggi), gli investigatori spulciavano le chat Telegram e di altri social media per individuare i punti dove i gruppi No green pass, antagonisti, anarchici, dei centri sociali e dell’estrema destra, si daranno appuntamento per venerdì, sabato e domenica. Già, perché le proteste, la cui riuscita è tutta da vedere, si protrarranno per tre giorni di fila. E se domani alle 5,30 i lavoratori che aderiscono al gruppo “La variante Torinese” si troveranno alle 5,30 alla porta 10 dello stabilimento di Rivalta per il presidio “Fiat Avio-Mopar Aereo” il cui slogan è “Il cambiamento inizia dall’azienda simbolo dell’Italia che produce”, i militanti del “No Paura Day” si riuniranno alle 20,30 in piazza Castello per un dibattito al quale parteciperanno, tra gli altri, il ricercatore Stefano Scoglio, l’economista Guido Grossi, l’avvocato Maurizio Giordano, il docente universitario Paolo Cesaretti e il medico di “Ippocrate.org”, Sergio Brancatello. Manifestazioni anche davanti a Iveco e Pirelli. Ma a fare paura sono, come ha sottolineato la ministra Luciana Lamorgese, «i lupi solitari», ovvero gruppuscoli che potrebbero cercare di tenere in scacco le forze dell’ordine per l’intera giornata di domani. Quel che è certo è che «anche a Torino una stretta sui cortei ci sarà», annuncia Palomba che per ora attende «istruzioni da Roma». I nuovi protocolli, però, sono già stati definiti dal Comitato nazionale per l’ordine pubblico e della sicurezza: «I cortei saranno consentiti solo in via eccezionale e a precise condizioni». In definitiva si torna al diritto di manifestare concesso durante il lockdown, cioè in forma statica. Tolleranza zero, invece, per manifestazioni e cortei, spiegano in questura, «non autorizzati». Da domani a domenica lo sforzo della polizia sarà improbo: da un lato, infatti, c’è l’attività investigativa, poi il presidio fisso dei nuovi «siti a rischio» (Salone del libro compreso) e, infine, il controllo delle manifestazioni. Uno sforzo che la polizia si sobbarca nonostante il 40% degli agenti in servizio al Reparto Mobile (la ex Celere), non sia vaccinato e sembra non voglia sottoporsi alle dosi del siero. Tant’è che venerdì scorso, il capo della polizia in persona, il prefetto Lamberto Giannini è volato a Torino per esortare tutti alla vaccinazione. Che effetto abbiano fatto le parole di Giannini, per ora è un’incognita, ma è certo che a ranghi ridotti la Questura (alta la percentuale dei non vaccinati anche tra i carabinieri) potrebbe non essere in grado di far fronte senza affanno all’emergenza. Da qui, le parole “ecumeniche” di Palomba: «È grazie alla responsabilità di tutti che siamo riusciti ad affrontare periodi difficilissimi, come quando nel momento più critico abbiamo dovuto cercare strutture per curare le persone. Abbiamo fatto tanti sforzi e c’è bisogno ancora di un segnale di responsabilità da parte dei cittadini».

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