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Cronaca
LA VICENDA

Dopo le liti tra magistrati e il caso Eitan a luglio l’udienza per stabilire la verità

Gli indagati sono 14, come le vittime. Estradato il complice del nonno di Eitan nel rapimento

Le vittime sono state 14, un solo sopravvissuto, Eitan Biran, oggi di 6 anni. Nomi incisi su una pietra di monte là dove la cabina numero 3 della funivia del Mottarone è precipitata alle 12,30 di domenica 23 maggio di un anno fa. Tal Peleg, Amit Biran, Tom Biran, Barbara Konisky, Itshak Cohen, Mohammadreza Shahaisavandi, Serena Cosentino, Silvia Malnati, Alessandro Merlo, Vittorio Zorloni, Elisabetta Personini, Mattia Zorloni, Angelo Vito Gasparro e Roberta Pistolato sono tutti morti. Per far luce su quella tragedia sono in corso perizie particolarmente complesse e un procedimento penale è in fase preliminare, ma la strada che conduce alla verità appare ancora lunga. Da un lato le controversie giudiziarie tra magistrati, dall’altro la lunga querelle che ha coinvolto il piccolo Eitan per l’affidamento (proprio ieri Gabriel Alon Abutbul, l’autista e presunto complice di Shmuel Peleg nel rapimento è stato estradato in Italia), hanno distolto per mesi l’attenzione dell’opinione pubblica dal cuore della vicenda: capire perché la cabina è precipitata, accertare le responsabilità e fare in modo che simili tragedie non accadano più. Ora sono quattordici gli indagati, tra cui due società, Ferrovie del Mottarone e la Leitner, che si occupava della manutenzione dell’impianto. In particolare, ci sono Anton Seeber presidente del gruppo e Martin Leitner in qualità di consigliere delegato e il delegato per la sicurezza relativa agli impianti a fune. Tra i nomi anche quello di Rino Fanetti, «il dipendente Leitner che il 22 novembre 2016 aveva eseguito la testa fusa della fune traente superiore della cabina 3», ossia della cabina che viaggiava con i «forchettoni» inseriti (cioè il sistema frenante di emergenza bloccato). Sono dunque ben undici gli indagati che si aggiungono ai tre fermati e poi scarcerati nei giorni successivi all’incidente: il gestore della funivia, Luigi Nerini, il direttore d’esercizio Enrico Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini. Nella richiesta di incidente probatorio è contestato anche il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. Gli altri reati, già noti nelle indagini, sono la rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, aggravata dal disastro, e un reato di falso contestato al solo Gabriele Tadini. Il 14 luglio è prevista l’udienza in cui accusa, difesa e parti civili discuteranno i dati raccolti e la ricostruzione del disastro. Restano le parole della sindaca di Stresa, Marcella Severino che a un anno esatto dalla strage, nella cerimonia di commemorazione, ha detto: «Questa tragedia si poteva evitare».

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