Torri
Cronaca
IN AFGHANISTAN Fin da subito agli Usa è stato chiaro da dove arrivassero i kamikaze

Dopo l’attentato a New York i talebani cacciati da Kabul

Il totale fallimento occidentale nel voler esportare la democrazia in Afghanistan. Restano solo poche migliaia di oppositori

Vent’anni fa, la notte tra l’11 e il 12 settembre, alcuni missili americani lanciati da da caccia F35 americani colpirono alcuni obiettivi a Kabul e in altre zone dell’Afghanistan. Una reazione immediata all’attentato da parte dell’amministrazione di George W. Bush che, però, sul piano della lotta al terrorismo, non ebbe alcun effetto. Ma fu chiaro, fin da subito, da dove i kamikaze di Bin Laden avessero preso gli ordini e che le montagne dello Shebar e le steppe Amu Darya, oltre alle città, nascondessero i combattenti islamici nemici dell’Occidente. Se non ci fosse stato un 11 settembre, il governo talebano non sarebbe caduto, i militari di mezzo mondo sotto l’egida dell’Onu, in Afghanistan non ci sarebbero mai andati.

«È stato un tentativo – concordano gli osservatori – per esportare la democrazia, per emancipare quel Paese», ma loro «non erano interessati a tutto ciò», ha dichiarato di recente l’ex magistrato Antonio Rinaudo che in Afghanistan c’è stato nell’ambito di un programma di cooperazione. I commercianti di tappeti, i coltivatori di oppio, i pastori dello Panjshir con sonnolente indifferenza, allora come oggi, hanno proseguito le loro faccende come se nulla fosse ed è cambiato.

Resiste qualche milizia di oppositori armati nel Nord, c’è qualche contestazione nelle città, ma si parla di non più di qualche migliaio di afghani (gli altri hanno lascito il Paese sui cargo), restano 37 milioni di abitanti distribuiti in 34 province che accettano supinamente e con giustificata paura il nuovo governo composto dai terroristi più ricercati del pianeta. Rispetto ad allora, però, quando i talebani furono cacciati da Kabul, ci sono due variabili nuove, che potrebbero modificare la geopolitica dell’Asia centrale e provocare eventuali conseguenze nel mondo occidentale, in Europa in particolare. Sono la Russia e la Cina, per ora silenti di fronte allo Stato del terrore. In ogni caso nulla cambierà, dopo il ritiro voluto da Trump e attuato con premura da Biden, se non quando, e si spera non accada mai, gli Stati Uniti (e l’Europa) non saranno di nuovo colpiti al cuore.

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