Galoppatoio
Cronaca
MEISINO

Dopo i rave e l’occupazione squatter il galoppatoio marcisce nel degrado

L’ex struttura militare del parco è in preda alla devastazione, ma non ci sono soldi per riqualificarla

Stanze messe a soqquadro, ma all’interno ci sono ancora tutti i mobili, vestiti, borse, quadri, giocattoli. Come se gli abitanti avessero dovuto scappare in fretta e furia. E in effetti è successo proprio questo quando i carabinieri, a metà marzo, hanno fatto sgombrare tutti gli occupanti del galoppatoio militare del parco del Meisino. Erano in seicento, arrivati nella struttura grazie al tam tam su social network e chat WhatsApp, per dare vita a un rave party. Le forze dell’ordine hanno fatto sloggiare tutti e subito dopo messo i sigilli al galoppatoio militare. Gli accessi sono stati resi off-limits grazie a lucchetti e catene.

Eppure, qualcuno al galoppatoio ci entra ancora. Evidenti i segni lasciati dai clochard all’interno di una delle baracche. Materassi e vestiti sgualciti, coperte, pacchetti di sigarette, cibo e bevande testimoniano come la struttura sia ancora meta di disperati che accedono grazie alla recinzione aperta. Ma a fare impressione è il corpo centrale del galoppatoio, dove l’ingresso non è semplice ma in cui, una volta entrati, si trova davvero di tutto. Nelle camere con muri scrostati, vetri in frantumi e armadi sventrati, una totale confusione tra mobili e oggetti vari.

Tutto lasciato dagli occupanti abusivi della struttura intitolata a Ferruccio Dardi. Squatter che in questi anni hanno abitato in maniera illegale nel galoppatoio, scatenando anche le polemiche politiche da parte di chi, in Comune, accusava le varie giunte di non voler intervenire per porre fine all’occupazione. Dopo che al complesso sono stati messi i sigilli, gli squatter se ne sono andati senza mai più tornare, lasciandosi dietro stanze completamente alla rinfusa. Probabile che, tra tante cianfrusaglie, ci sia anche qualche oggetto di valore. Quel che è certo è che finora la riqualificazione del galoppatoio è un miraggio.

A marzo era stato lo stesso assessore Francesco Tresso ad ammetterlo: «Il recupero parziale della cascina a fini naturalistico/didattici e il potenziamento dell’area naturalistica e delle zone umide sono due progetti che non sono ancora stati finanziati». Non ci sono soldi, quindi, per mettere in pratica il piano redatto dall’allora giunta Appendino, che era riuscita a realizzare solo una parte del progetto, la riqualificazione del parco. Il resto è in alto mare ed ecco che il complesso ottocentesco, usato dall’esercito per addestrare i cavalli, in questi anni ha fatto parlare di sé solo per i rave party che si svolgevano al suo interno, per gli squatter che lo occupavano e per i barboni che ci dormivano.

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