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Cronaca
IL REPORTAGE

Dopo 23 anni la Fimit resta senza futuro: e i disperati si riprendono l’ex fabbrica

Cancello aperto al fondo di via Rossetti. Oggi comandano rifiuti, degrado e abbandono

Dieci anni di promesse di riqualificazione e ventitré di abbandono, da quando il cancello al fondo di via Rossetti si è chiuso per sempre lasciando solo il ricordo di un glorioso passato industriale. La maledizione dell’ex Fimit, dismessa nel 1998, è pari solo a quella della sua vicina, la Manifattura Tabacchi chiusa due anni prima. In tutto questo tempo la Città ha ripreso possesso degli immobili ma non è riuscita ad ovviare al dramma dell’abbandono e del degrado. Due piaghe che giorno dopo giorno hanno messo radici sempre più consistenti.

La situazione
Oggi l’ex Fimit è terra di nessuno. Il portone principale, imbrattato e semi-spalancato, dà il benvenuto a chi osa avvicinarsi. Tutto intorno una discarica da brividi e piante cresciute a dismisura. Entrando in quella che una volta era un edificio a uso industriale scopriamo che molti dei locali sono stati devastati, in parte dai numerosi rave party che fino a 6-7 anni fa andavano per la maggiore. Fino a quando la proprietà non ha deciso di collocare una cancellata alta tre metri. Buona giusto per tenere a bada qualche sballato. I disperati hanno levato le tende per qualche tempo, poi come in tutte le storie senza un lieto fine sono tornati a farla da padroni. Aprendosi un varco con la forza. Molti dei capannoni sembrano oggi semi-vuoti ma le tracce del passaggio di qualche “invisibile” continuano a rimanere nel tempo. Entrare è facile, uscire un terno al lotto. E i cartelli posizionati dall’Università oltre il muro perimetrale non sembrano spaventare più di tanto gli intrusi.

Quale futuro?
Dal 2011 si parla di rilancio dell’ex Fimit. Da quando il Comune di Torino aveva cominciato a intavolare le prime trattative con l’Università di Torino. Aprendo le porte a una riqualificazione che in realtà è poi venuta meno. Eppure nel 2015 si era parlato persino di un investimento da 110 milioni di euro con il complesso destinato a residenze universitarie e social housing, ad aule e impianti sportivi e per la parte restante a commerciale. Quei cantieri promessi nel 2016 non sono mai partiti e con la pandemia la situazione si è congelata per altri due anni. Tanto che oggi parlare di una nuova rinascita sembra davvero utopistico.

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