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Cronaca
IL COLLOQUIO

Don Roberto diventa arcivescovo: «Sarò la guida di giovani e poveri»

Un torinese, ex parroco, in diocesi dopo un secolo

Arriva con il passo svelto e il clergyman del prete giovane, Roberto Repole, al Polo teologico. Fra poche ore sarà ordinato nuovo arcivescovo metropolita di Torino e Susa, ma chi lo ha incontrato come parroco a Mirafiori oppure a Druento, in anni passati, non faticherebbe a riconoscerlo. Davanti ha almeno vent’anni di mandato e proprio i giovani, senza dimenticare i poveri, saranno la sua prima missione. «Non sarò un vate, ma una sentinella come dovrebbe essere ogni buon cristiano: non parlerò di tutto perché conosco il valore della competenza e non avrò remore a confrontarmi con tutti» svela subito il sacerdote 55enne e 95esimo pastore dell’arcidiocesi (il primo torinese dal 1923), prima di raccontarsi nell’attesa del passaggio di consegne con il predecessore, Cesare Nosiglia, sul sagrato di San Giovanni.

«Camminerò insieme a voi. Torino ha subito trasformazioni che hanno causato nuove povertà e diseguaglianze. La nostra è una società molto complessa, che non si può affrontare con superficialità e assenza di dialogo. Da qui partirò» esordisce Repole. Tra le sfide del suo mandato e della Chiesa c’è «quella di aprirci al confronto, con umiltà e senza paura». E proprio sulla fede nella resurrezione di Cristo, Repole, vuole impostare il proprio mandato. «Una sfida interna, perché noi siamo ancora strutturati come nel passato quando era implicito che tutti i cittadini fossero cristiani». E invece «non è più cosa vera, siamo ancora tanti, ma non tutti e per allargare la nostra platea dobbiamo far diventare la Chiesa un luogo in cui si vive bene e nel nome del Vangelo. C’è poi una sfida interna che ci chiama ad aprirci, senza paura, al confronto e con umiltà» sottolinea Repole, convinto che la Chiesa non debba «sentirsi debole, ma neppure forte della forza di chi pensa di essere sé da sempre».

Monsignor Repole non fa mistero delle emozioni. «Per me è una giornata importantissima, una sorta di matrimonio. Conosco bene Torino perché sono stato ordinato sacerdote qui trent’anni fa, dal cardinale Saldarini, dopo il seminario a Giaveno. Ho qui tanti amici da allora e tanti saranno qui presenti per questa cerimonia: non immaginate quanto ne sia felice». Ed è visibile quanta gioia ci sia nella conferma di un cammino cominciato presto. «Ho sentito la vocazione presto, a undici anni ed è stato per me un crescendo di convinzione verso l’età adulta. Sono affascinato dal Cristianesimo, non penso ci sia nulla di più bello, è un’immensa risorsa spirituale che auspico di condividere con tutti voi, in questo mio mandato». Teologo di fama, nonché presidente della Associazione Teologica italiana dal 2011 al 2019, collaboratore di numerose riviste scientifiche e direttore della sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, don Roberto Repole subentra a monsignor Cesare Nosiglia, che ha 77 anni e e nel 2019 si era già visto prolungare di due anni l’apostolato. Suo, ora, sarà il compito di accompagnare la comunità cattolica, specie per i giovani. «Dobbiamo lavorare tutti insieme perché i giovani si affaccino al futuro senza paura, ma al contrario con fiducia, con gioia. Questo è un momento difficile, i ragazzi sono smarriti e hanno anche paura dopo due anni come questi, le restrizioni e l’isolamento legato al Covid e ora la guerra. È un imperativo aiutarli a vivere in modo felice. Si sono acuite povertà materiali, ma anche spirituali che il cristianesimo può contrastare in modo meraviglioso. Non possiamo permettere che i nostri giovani siano privati della spiritualità e della forza che c’è nella nostra Chiesa».

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