Doisneau
Cultura
SCATTI IN MOSTRA

Doisneau, l’artista del “Bacio” a Camera

È programmata per l’11 ottobre prossimo l’apertura della grande retrospettiva che il Centro di via delle Rosine dedica, fino al 14 febbraio, all’artista di Gentilly

A Montrouge, città nei pressi di Parigi, Annette e Francine Doisneau hanno realizzato nell’appartamento dove il padre Robert aveva lavorato per più di 50 anni un atelier. Qui sono conservati, archiviati, numerati, classificati circa 450mila negativi, che rappresentano l’eredità di uno dei più grandi fotografi del Novecento. È da qui, dall’Atelier Robert Doisneau, che provengono le immagini con cui Camera-Centro italiano della Fotografia traccerà il profilo del padre della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada, paternità condivisa con Henry Cartier Bresson.

È programmata per l’11 ottobre prossimo l’apertura della grande retrospettiva che il Centro di via delle Rosine dedica, fino al 14 febbraio 2023, all’artista di Gentilly. L’artista del bacio, il bacio più famoso della storia della fotografia, quello scambiato tra due innamorati e immortalato da Doisneau il 9 marzo del 1950 in una strada di Parigi mentre stava realizzando un servizio per “Life”. E nella rassegna torinese, curata da Gabriel Bauret e promossa in collaborazione con Silvana Editoriale-Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, tra le 130 stampe ai sali d’argento in bianco e nero non poteva mancare “Le baiser de l’hotel de ville”, diventato il “marchio di fabbrica” dell’opera di Doisneau. 

Insieme con questa in esposizione gli scatti che colgono semplici aspetti della vita quotidiana nella Ville Lumière. Timido ma curioso, Doisneau, infatti, girovagando per le strade di Parigi, era attratto dalla “normalità”. «Mi piacciono – diceva -le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. È una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori».

Sotto i riflettori Doisneau metteva i portinai di Parigi perché, affermava, «la vera Parigi non può essere concepita senza i suoi portinai»; metteva i bambini che giocavano nelle periferie, gli operai dei sobborghi, i venditori ambulanti, i bistrot di Parigi e della sua banlieu, tutto quel mondo dove, sosteneva «mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere».

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