Documenti storici

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Giorni fa a Wurzburg, in Germania, un bambino di 5 anni, in auto col padre, vedendolo passare col rosso gli ha preso il cellulare e lo ha denunciato alla polizia. Ciò ricorda sinistramente la disponibilità dei bimbi alla delazione. Lo sapeva bene Stalin, che incoraggiava i piccoli a denunciare i genitori “non allineati” facendoli finire nei gulag. Nelle guerriglie africane e asiatiche si reclutano a forza i bambini perché non chiedono paga, obbediscono senza farsi domande, muoiono e uccidono con leggerezza perché non sanno cosa sia la morte e sono spietati perché non conoscono ancora la pietà e il compromesso. Pol Pot, il capo dei khmer rossi, considerava la famiglia come il primo elemento sociale da scardinare. I bambini, considerati proprietà dello Stato, venivano tolti alle madri da neonati e allevati in centri governativi. Quando andavano a casa dovevano denunciare i comportamenti “controrivoluzionari” dei genitori, anche se ciò ne causava la deportazione nei campi di rieducazione o l’eliminazione fisica. Tra il 1975 e il 1979, il comunismo di Pol Pot eliminò due milioni di cambogiani, un quarto dell’intera popolazione. Prima tutti i monaci, poi gli “intellettuali” (bastava portare gli occhiali per essere considerati tali), gli artisti, gli ingegneri, i medici, gli studenti. Fu il genocidio peggiore della storia per numero di morti in rapporto alla popolazione. Eppure l’11 aprile 1975 il comitato centrale Pci (Berlinguer, Napolitano, D’Alema, Bassolino, Cossutta e altri) emise uno storico comunicato a sostegno dei khmer rossi: “Ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco”. Nessuno dei firmatari di quel documento si è mai scusato.

collino@cronacaqui.it

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