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Cronaca
CHIVASSO

Distributori di benzina in tilt per i furbetti del cashback

Assalto notturno sulla provinciale e decine di rifornimenti da 5 centesimi l’uno

A Chivasso tutti pazzi per il cashback. Anche troppo. L’iniziativa voluta dal governo come incentivo per combattere l’evasione fiscale si sta rivelando un’arma a doppio taglio per tanti esercenti che, a fronte di spese minime, sono costretti a pagare commissioni sui pagamenti elettronici.

Un fenomeno che negli ultimi giorni sta coinvolgendo buona parte dei distributori di benzina, circa una decina, collocati sulla provinciale 11. Il 30 giugno scade il termine per vincere il bonus di 1.500 euro messo in palio per coloro che, entro nel primo semestre dell’anno, si piazzeranno tra i primi 100mila per numero di transazioni effettuate. Una vincita ambita da molti, ma un vero e proprio calvario per i gestori. Come testimonia Flora, che gestisce un impianto Tamoil al civico 167 della provinciale.

Negli ultimi giorni, specie in orario notturno e nel fine settimana, sono innumerevoli le persone che si stanno fermando negli impianti con l’obiettivo di aumentare il numero di transazioni facendo più rifornimenti possibili, uno dietro l’altro. Pagano cifre irrisorie che vanno dai 4 euro a 5 centesimi. Una follia che si tramuta non solo in danno economico, ma anche in ripetuti guasti. «Pochi giorni fa il mio impianto è andato in tilt a causa dei rifornimenti continui – racconta -. Non ho potuto lavorare per un giorno e mezzo e così è capitato anche ad altri colleghi i cui impianti vanno fuori servizio quando la carta per gli scontrini finisce ed è impossibile emettere nuove ricevute». Da aggiungere ci sono poi le spese per l’eccessivo consumo di inchiostri e carta termica, immondizia, corrente elettrica, commercialista, commissioni da pagare.

«Sarei contenta se i servizi interbancari, che a loro volta si trovano una mole di lavoro in più da sbrigare, addebitassero loro le commissioni – prosegue Flora – Ora quando vedo un numero consistente di scontrini fatti dalla stressa persona, li fotocopio e li espongo. Spero che sia un deterrente: io ho molti clienti fidelizzati. Rischio di perderli per le attese create da questi personaggi».

Ma quel è il ritratto dei furbetti del Cashback? «Sono quasi tutti adulti, coppie di coniugi, peraltro tutti riconoscibili grazie ai sistemi di videosorveglianza». C’è poi un altro risvolto, sottolinea Flora, di matrice sociale: «Questo non è solo gareggiare scorrettamente, tant’è che il Governo ha cercato di arginare il fenomeno annullando le transazioni anomale, ma questa frenesia prelude a un rischio ludopatia». Ne vale la pena?

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