sedia a rotelle monopattino torino
Cronaca
Giro delle barriere sparse per la città

Disabili sotto scacco: «Ripetiamo gli stessi problemi da 20 anni»

Gradini, ascensori guasti, cantieri, sportelli troppo alti. Ora pure le bici e i monopattini in mezzo al passaggio

Punto di partenza, largo Cibrario 10: lì l’architetto Cristian Tarasco fa “progettazione universale”, cioè immagina soluzioni per consentire ai disabili di accedere ovunque. D’altronde lui sa bene cosa significhi: ha 46 anni e il 4 ottobre ne “festeggerà” 23 sulla sedia a rotelle, la metà esatta della sua vita. Quel giorno del 1999 ha avuto l’incidente in moto che gli ha cambiato la vita e lo ha costretto a fare i conti con ogni tipo di barriere: «Nel frattempo, la situazione è migliorata e Torino è fra le 10 città italiane più accessibili – premette l’architetto – Ma c’è ancora tanto da fare».

Basta passeggiare per un’ora con Tarasco per accorgersi delle difficoltà che normalmente non si notano. Anzi, basta uscire dal suo studio: proprio di fronte, all’angolo con via Le Chiuse, c’è un attraversamento pedonale che finisce contro un marciapiede. Non c’è traccia di scivoli. Così come, qualche metro più in là, s’incontra uno sportello bancomat troppo alto perché una persona in carrozzina riesca a prelevare. Poi, alla stazione di Porta Susa, “spunta” il solito ascensore fuori servizio: «I mezzi pubblici hanno fermate rialzate e pedane. E la metro è molto comoda per i disabili. Però capita di dover fare delle fermate in più per via degli ascensori rotti»

Ma non è tutto da buttare, come tiene a precisare lo stesso disabile: «Su 590 semafori in città, 120 hanno il segnale sonoro per i non vedenti. E su molti marciapiedi c’è il sistema Loges, con percorsi che un cieco percepisce sotto i piedi e li può seguire per orientarsi. Anche se, ogni tanto, s’interrompono di colpo: lì diventa un problema, anche perché spesso si trovano cantieri, piante e dehors in mezzo al passaggio». Per non parlare di bici e monopattini, soprattutto quelli a noleggio: Tarasco ne trova uno lungo via Bertola, prova a spostarlo e da solo non ci riesce. Non è l’unico problema di questi mezzi: «Molti li guidano da incoscienti, a velocità impressionanti. Sono soprattutto minorenni che vanno in due e senza caschetto: ci vorrebbe un lavoro di educazione e comunicazione per fare uno scatto culturale da questo punto di vista. Però io sono contento che stiano facendo tante piste ciclabili: io le uso spesso perché sono messe meglio dei marciapiedi». Molte barriere architettoniche, in effetti, sono figlie alla scarsa manutenzione. O della poca attenzione: «Com’è possibile che buona parte dei negozi di via Garibaldi abbiano ancora scalini altissimi? – interviene Giovanni Ferrero, direttore della Consulta per le persone in difficoltà – E in periferia è ancora peggio. Eppure le rampe sono obbligatorie per legge dopo che si fanno lavori di ristrutturazione, così come il pulsante di chiamata». Secondo Ferrero, i disabili ripetono le stesse lamentele da decenni: «Eppure parliamo di persone che, come tutti, hanno diritto di entrare nei negozi, negli uffici pubblici o al Duomo. Ci vorrebbe una rivoluzione copernicana: forse la soluzione è obbligare tutti i politici a vivere tre mesi bendati o in carrozzina per capire cosa comporta».

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