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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Dilemmi

Alle volte ci si trova a dover scegliere fra due soluzioni contrastanti, ma entrambe buone. Entrambe rispondenti a principi che sono sacrosanti, ma che nella specifica occasione collidono, si escludono a vicenda. Per fare un esempio ormai annoso, ma tuttora irrisolto, l’impossibile scelta a Taranto fra la pubblica salute minacciata dall’Ilva e lo spettro della disoccupazione che sta dietro a una sua eventuale chiusura. Cosa facciamo? Li assumiamo tutti (dipendenti Ilva e indotto) come pseudoforestali? Li prepensioniamo? Si sta facendo pericolosamente largo nella gente l’idea che lo Stato sia una specie di pozzo senza fondo a cui attingere per ogni crisi (vedi Covid), come se non fosse già indebitato a livelli folli che peseranno sui nostri eredi per almeno un secolo. Lo stesso vale per le sanzioni anti-Putin, che insieme al rincaro dell’energia e delle materie prime stanno strangolando la nostra economia. Da una parte il nostro grave e sicuro impoverimento, dall’altra l’obbligo imposto dalla Nato e dalla Ue di ‘dare una lezione a un despota invasore. Non muovemmo un dito quando la Turchia si pappò mezza Cipro nel 1974, o Putin la Crimea nel 2014, o Mao il Tibet nel 1950, anzi, “comprendiamo” Papa Francesco che evita di parlare delle persecuzioni in Tibet e si rifiuta di ricevere il Dalai Lama, nonostante i suoi predecessori lo abbiano fatto. Dove sono finiti questo pragmatismo e questa “comprensione della ragion di Stato” nel caso Ucraina? Niente. Dobbiamo affondare noi, dobbiamo impoverirci per sanzioni a doppio taglio che a Putin fanno appena il solletico. E regalare armi a Zelensky soffiando sul possibile incendio atomico. Siamo proprio sicuri di far bene?

collino@cronacaqui.it

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