Migliaia di persone hanno dato l'ultimo saluto, nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Settimo Torinese (Torino), al piccolo Giovanni
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Dilemmi tremendi

Giovanni, il neonato lanciato dal balcone a Settimo, ha avuto un bel funerale con più di mille persone commosse. Ha pagato il Comune, perché i genitori si sono rifiutati di riconoscerlo, buttandolo via due volte: la prima di fatto, la seconda di diritto. Ricordo, più di dieci anni fa, il caso di Maria, una padovana che dopo 26 anni aveva incontrato per caso la mamma che l’aveva abbandonata in maternità.

Maria era stata adottata da brava gente che l’aveva tirata su e fatta studiare, ma lo Stato aveva sempre difeso quello che pure sapeva: l’identità della mamma. Invano Maria l’aveva cercata per anni. Poi il destino le aveva fatte incontrare in un’aula. Curriculum, date, somiglianza… la madre aveva capito subito chi aveva di fronte. Poteva abbandonarla per la seconda volta tacendo, invece aveva scelto di farlo dicendoglielo. Lì per lì sembra disumano, invece non lo è. La mamma non voleva ricucire uno strappo che non le aveva mai causato rimorsi, però aveva capito che nel puzzle affettivo della figlia mancava una tessera: lei. E l’aveva messa a posto.

Avrebbe potuto abortire, la mamma di Maria, invece aveva scelto di regalarle quello che più conta: la vita. Quello che i genitori hanno negato a Giovanni. Pensando però che lui non ha sofferto di questo, mentre Maria, che pure aveva ricevuto il dono più prezioso, ha sofferto per anni e ancora soffre, mi sono chiesto quale dei due destini sia il peggiore. Se dicessi Giovanni, dovrei accomunarlo ai miliardi di feti uccisi nel grembo materno. Se dicessi Maria, rischierei di giustificare quelle uccisioni prenatali o neonatali. Il dilemma è tremendo.

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