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Differenze

Davanti alla santificazione post mortem di Maradona molti gli hanno rinfacciato la vita disordinata e i vizi. A costoro qualcuno ha risposto che anche Gianni Agnelli aveva i suoi vizi, frequentava i night, ebbe legioni di amanti pur essendo sposato, non fu buon padre con suo figlio e frodò il fisco per miliardi. Io non mi pronuncio. Dico solo che, se lo fece, lo fece con stile. Anche se poco importa, quando ti derubano, se a farlo sia Arsenio Lupin in smocking o un comune camorrista in canottiera. Con me Agnelli fu magnanimo. Per 14 anni (dal 1991 al 2005) mandai in edicola il mio periodico Fegato Granata, giornale di satira calcistica che non fu mai tenero con Giuanin Lamiera, la Gobba e la Feroce. Se avesse voluto, l’Avvocato Basetta mi avrebbe incenerito dopo il secondo numero: non mancavano certo i servi zelanti a riportargli le mie burlesche mascalzonate. Invece, niente. In cambio di undici anni di frecciate, ricevetti solo gli auguri e l’omaggio della Juve a Natale. Nessuna querela o lamentela. Quando, visitando il salone del libro, Gianni passò davanti allo Stand di “Fegato”, gli regalai la collezione completa degli arretrati e lui mi chiese la maglietta del giornale, quella con la scritta “Dio c’è e tifa Toro, ma di nascosto, se no Agnelli lo licenzia”. Mi risulta che l’abbia anche indossata, ad una festa in barca. Si potrà anche obiettare che lasciarsi sbeffeggiare da un giullare era un uso comune tra i più biechi tiranni dell’antichità, i quali con quell’espediente intendevano dimostrare al popolo la loro tolleranza. E’ verosimile. Ma è anche vero che i tiranni ogni tanto si stufavano di farsi burlare, e consegnavano il buffone al boia. Agnelli no. Questo fa parte dello stile.

collino@cronacaqui.it

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