(foto depositphotos)
Il Borghese

Dietrofront imbarazzanti

Uno schiaffo maldestro a chi vive e lavora in montagna, bloccare così, all’ultimo momento, la riapertura della stagione invernale, prevista per ieri, lunedì 15 febbraio. Un atto incauto, che sembra l’epilogo di una politica turistica raffazzonata e scritta da chi, probabilmente, non sa che cosa rappresenti il fatturato che scaturisce dall’industria della neve. Ma a livello umano, sempre che restino immutati l’amore e il rispetto verso i nostri anziani, forse è ancora peggio il balletto vergognoso sui vaccini a loro destinati. Una vergogna se si pensa al tanto sbandierato “V day”, il giorno del vaccino, che sul calendario dello scorso anno occupava la casella del 27 dicembre. Bufale e incompetenza mentre il commissario Arcuri (su cui confidiamo che la Rai non immagini una fiction) faceva disegnare costosissime primule per colorare di primavera il piano anti Covid. Bene, per gli over 80 i cui figli e nipoti stanno intasando in queste ore i centralini dei medici di base, non c’è ancora certezza alcuna. Né sulle date, né sui luoghi ove verrà iniettato il siero. Già perché seguendo la logica del “contrordine compagni” prima è stato detto che sarebbero stati i medici di base ad occuparsene, tanto da stilare addirittura un tariffario per gli interventi, poi si è deciso di individuare centri medico sanitari attrezzati. Quanti? Solo in Piemonte avrebbero dovuto essere una sessantina, poi – notizia di oggi – oltre novanta. Ma dove? Quando? E soprattutto chi ha immaginato una procedura così complessa che comincia dalla prenotazione al medico di famiglia, prosegue nella trasmissione dei dati all’Asl di competenza per arrivare alla convocazione via mail dell’anziano da vaccinare? Evidentemente il competente “ufficio complicazione affari semplici”. Lo stesso magari che si occupa anche di montagna. tamponi, ristori e via discorrendo.

fossati@cronacaqui.it

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