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Economia
IL REPORTAGE

Dieta forzata per il caro cibo: «Costretti a tirare la cinghia»

Prezzi aumentati anche a Porta Palazzo e i torinesi spendono sempre meno

La “stangataalimentare si fa sentire anche a Porta Palazzo. Tra i banchi del mercato più grande di Torino il cibo costa sempre più caro e molti torinesi, spendendo meno soldi, hanno addirittura cambiato la proprie abitudini alimentari. «I prodotti che costano più cari non li compro più. Faccio una grande attenzione al portafoglio ma anche facendo più rinunce e girando tanti supermercati a caccia delle offerte, lo scontrino mensile è più alto di circa 100 euro – spiega Anna ieri al mercato ortofrutticolo di Porta Pila -, anche qui è aumentato tutto, i pomodori, l’insalata e il formaggio ad esempio costano carissimi». E c’è chi per far fronte ai rincari ha deciso di mangiare di meno, come Adriano: «Con questi aumenti l’unica soluzione è mettersi a dieta, mi preparo solo un primo o un secondo per pasto, ma non perdo peso». Giuseppe nelle ultime settimane invece è dimagrito: «Ho perso due chili per risparmiare sul cibo». Giacomo approfitta della situazione per curare il diabete: «Per me non è un male mettermi a dieta, anche se è una forzatura bella e buona». Antonio invece punta sulla qualità: «Compro meno prodotti alimentari ma più buoni e sani dai miei ambulanti di fiducia».

Per rendesi conto degli aumenti scattati nel mercato più popolare della città basta guardare i cartellini esposti sui banchi del mercato della carne. «Il valore del pollo è praticamente raddoppiato, causa aviaria: il petto da 7.99 euro adesso lo vendiamo a 9.90, teniamo i prezzi bassi per non perdere i clienti – spiega Umberto Bonaventura, presidente del mercato della Tettoia dell’Orologio -; la gente compre sempre meno carne ma predilige la qualità». Francesco, dal suo banco di formaggi, ammette: «In due mesi i costi medi del formaggio sono aumentati del 30%, i produttori in certi casi preferiscono non produrre perché non ci guadagnano più e di conseguenza, secondo la legge della domanda e dell’offerta, i prezzi salgono».

Anche i produttori vendono la merce più cara. «Abbiamo dovuto aumentare i prezzi perché le spese sono cresciute a dismisura – spiega Giovanni Fasciola, frutticultore di Moncrivello, dal suo banco al mercato dei contadini di Porta Palazzo -: il gasolio agricolo da 85 centesimi è salito a 1.30 euro, i concimi hanno subito rincari anche maggiori, un quintale venduto normalmente a 30 euro oggi lo paghiamo tra i 75 e i 90. Anche il diserbante è più che raddoppiato, da 10 a 23 euro al litro». La gente tra i banchi non manca: «Ma non c’è il pienone di un tempo – spiegano gli ambulanti -, i clienti prima di spendere ci pensano due volte, sono molto più attenti, anche perché con i rincari delle bollette del carburante devono far fronte a maggiori spese e c’è chi rinuncia anche al cibo».

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