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Buonanotte

Di belli come noi

Nel marketing, noi nati fra il 1945 e il 1959 siamo i babyboomers. I nati fra il 1960 e il 1979 sono la “generazione X”. Seguono i “millennials”, nati fra il 1980 e il 1995 (oggi il 17% della popolazione). Poi c’è la generazione Z, nata fra il 1995 e il 2010, la prima generazione nativa digitale. Sono detti “phygitals” (fusione tra physical e digital) perché per loro, espertissimi del mondo digitale, l’esperienza fisica è limitata. Nelle loro relazioni prevale il ricorso agli smartphones e ai social. Giorni fa Carole Hallac su un giornale torinese parlava di millenials e di Z nati dopo il 2000 (ne ho due in casa) dicendo che stanno sempre di più tra leio Coll mura domestiche, fino al 70% in più rispetto alle generazioni precedenti. Ne ho discusso con mio nipote Marco (classe 2002). Secondo lui i giovani non escono perché in casa si sta benissimo, non si spende, si fa quel che si vuole compatibilmente con la buona educazione, si studia (e si può anche lavorare), si gioca, si ricevono gli amici, si può comprare tutto fuori, pasti compresi. Insomma non ci sarebbe quasi il bisogno di uscire. Ma è sorprendente la demolizione dell’alternativa: «E poi, nonno, uscire per cosa? Per andare in centro a buttar 20 euro e stare in piedi tutta la sera ad ascoltare cretinate? Tu non hai idea del livello culturale dei miei coetanei». Ci credo, Marco. Ma A) ascolta chiunque e lascia lo snobismo culturale ai rossi B) quando l’ormone comincerà a urlare, vedrai che uscirai in caccia volentieri, perché la preda è fuori. C) non parlare mai di caccia e prede, se no ti daranno del maschilista-sessista, ma ricorda che l’ormone urla anche in loro. Anche loro sanno che il physical è meglio del digital.

collino@cronacaqui.it

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