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Ionel: “Siamo persone oneste, viviamo qui perché non possiamo permetterci un affitto”

Dentro il trincerone abbandonato tra rifiuti e dormitori dei disperati

Persone che hanno scelto di andare a dormire dentro una vecchia ferrovia abbandonata nonostante le condizioni igieniche pressoché inesistenti

Quello che un domani potrebbe diventare parte integrante del progetto della linea 2 della metropolitana è oggi una discarica di bottiglie e di immondizia. Oltre che un ricovero di fortuna per chi non ha un tetto sopra la testa. Il vecchio trincerone ferroviario che da via Cecchi prosegue lungo via Saint Bon fino a piazza Baldissera e via Stradella è diventato il punto di ritrovo di alcuni romeni.

Persone che hanno scelto di andare a dormire dentro una vecchia ferrovia abbandonata nonostante le condizioni igieniche pressoché inesistenti, il via vai dei topi in cerca di cibo e la mancanza assoluta di comfort. Dimenticandosi del riscaldamento, della pulizia e di un sano piatto caldo. Ionel, il nome è di fantasia, è uno degli sfortunati che ora chiamano casa un’ex ferrovia. Con lui c’è sua moglie. Vivono sotto il ponte di largo Cigna, sperando che un domani qualcosa cambi anche per loro. «Non facciamo del male a nessuno – racconta Ionel, il nome è di fantasia -. Ma non abbiamo i soldi per permetterci un affitto. Per vivere raccogliamo ferro e cibo dalla spazzatura. Con la vendita del ferro ricavo qualche euro e compro anche da mangiare». Ionel non esita a mostrare dei documenti, raccontando di avere anche una figlia che vive in Inghilterra.

Come lui ci sono altre persone che dimorano il trincerone. Gente che magari sosta una decina di giorni, o anche meno, in attesa di un’opportunità migliore. Basta affacciarsi dal muretto, all’altezza di via Pinerolo o di largo Cigna, e gettare un’oc – chiata furtiva per vedere alcuni materassi buttati in mezzo alle rotaie, una decina di coperte e una serie di tende e cartoni che coprono l’ingresso di quello che in linea teorica dovrebbe essere un mini appartamento di fortuna. Intorno c’è una discarica di vestiti e i segni di qualche altro alloggio sgomberato dalle forze dell’ordine.

Bastano due foto scattate da un balcone qualunque per capire come l’intervento riparatore della Città – che in passato aveva sigillato gli ingressi – non abbia affatto spaventato i clochard che si sono aperti un nuovo varco sufficiente per passare, uno alla volta senza dare troppo nell’occhio. Basta appoggiare i piedi su un carrello e in un attimo si è dentro la ferrovia. Una catena con il lucchetto mostra come, da queste parti, chi non vuol essere disturbato si attacchi ad ogni soluzione possibile. Anche quelle più estreme. «Io e mia moglie siamo persone oneste» ripete Ionel. Mentre intorno a lui spacciatori e clandestini prendono possesso delle Grandi Motori. «Quella – scuote la testa l’uomo -, non è casa per noi».

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