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LARGO CIGNA

Dentro i ruderi dell’Astanteria: “L’ex ospedale è una giungla”

Gli alberi stanno ormai mettendo a rischio la stabilità dell’intera struttura

Aste deserte, porte murate e una vegetazione ormai padrona, tanto da mettere a repentaglio la stabilità della struttura stessa. Nemmeno dopo 14 anni di abbandono l’ex ospedale Luigi Einaudi di largo Cigna, noto ai più anche con il nome di Astanteria Martini, riesce a trovare un po’ di pace e una speranza di riqualificazione. I continui appelli dei cittadini, sempre caduti nel vuoto, non hanno minato la tranquillità del quartiere che nel trascorrere delle stagioni ha sempre provato a interfacciarsi con l’amministrazione, nell’attesa di una risposta positiva. Oggi i locali, trascurati dall’Asl, sono diventati terra di conquista per una colonia di gatti, censita e tenuta sotto controllo. Ma basta entrare all’interno del grosso cortile, con qualche piccolo stratagemma, per capire come da queste parti il tempo si sia fermato. Messi da parte gli anni bui delle occupazioni dei disperati e dei furti di rame, l’Astanteria si è trasformata in una giungla. Le piante sono cresciute a dismisura, aprendosi varchi sui muri con le radici.

Tra il perimetro esterno e l’edificio c’è un varco ormai impenetrabile. Mentre nei locali sotterranei un albero ha provocato un cedimento di mattoni. Salendo su per un sentiero fino all’ex balconata si possono scorgere delle vecchie panchine e una madonnina in stato di abbandono. La ricerca di locali in Torino da affittare, tra Barriera e Aurora, per nuovi spazi per i servizi di salute mentale, aveva acceso una speranza tra le sale del centro civico di corso Vercelli. Ma quella fiammella si è spenta subito quando, con il nuovo bando, l’azienda sanitaria ha fatto capire di essersi dimenticata dei locali che in passato hanno ospiti ladri e clandestini. «Da tre anni nessuno taglia nemmeno più l’erba – spiega Leonardo Dedda, autore della segnalazione -. Serve una bonifica, un taglio dei rami e una manutenzione urgente delle piante». Andata deserta anche l’asta in Cina e Russia la speranza, forse l’ultima, è quella di un interessamento di un gruppo di privati.

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