tossic park 2
Cronaca
Nel market dello spaccio di Torino nord

Dentro il Tossic Park: il crack a cinque euro e sesso per una dose

Pusher padroni dell’area tra via Cigna e il Parco Sempione. E le prostitute vendono il proprio corpo per comprare droga

Una donna “abborda” i clienti alla fermata del 46 di via Cigna. Si chiama Erika, ha 44 anni, si trucca mentre aspetta il bus e agli uomini che passano chiede prima un euro per comprarsi l’acqua e poi, dopo qualche chiacchiera, propone: «Andiamo? Sono 30 euro». Quei soldi, guadagnati con una prestazione sessuale, servono a Erika per il crack, che va a prendersi nel nuovo Tossic Park di Torino nord, il parco Sempione.

Come raccontato ieri sulle pagine del nostro giornale, c’è solo una cancellata a separare il mondo di fuori dall’altro “mondo”, dove regnano spacciatori del centro Africa che vendono crack a chiunque nel cantiere del Passante. Entrare nel giardino, a metà tra lo Spazio 211 e i campi del Rebaudengo, significa accettare le regole di quel mondo. Dove se vuoi il crack devi aspettare, perché se non sei cliente abituale puoi essere un poliziotto. Poi un magrebino fa un fischio, e col dito indica che bisogna andare alla cancellata dove c’è Pedro, il venditore. «Cinque euro un pezzo», dice Pedro. Prende i soldi e col taglierino asporta i pezzetti di crack. Chi li acquista, in un batter d’occhio viene circondato da altri tossici, tutti magrebini.

Perché nel nuovo Tossic Park c’è una regola, ben sintetizzata da chi ha preso possesso del giardino: «Amico, se compri il crack ci devi dare una fumata». E a chi non sta bene questa regola, è meglio se gira al largo perché il gruppo di nordafricani è numeroso e minaccioso. Facce scavate dal consumo della droga, con macchie sul viso e denti ingialliti. Si spostano in bici, hanno grossi borsoni col cibo, una cassa Bluetooth per la musica e si lavano al toret. Il crack li ha assuefatti come solo questa potente droga può fare, pericolosa perché è quella che crea più dipendenza. Chi ha fumato ne vuole ancora, subito, e non appena vede qualcuno acquistarne un po’ lo circonda per fumare insieme. Ed è meglio acconsentire, per evitare guai più grossi. Tra gli acquirenti, anche donne. Come Erika, che prima alla fermata del bus chiedeva denaro in cambio di sesso e poi accompagna chi lo desidera alla cancellata dello spaccio a comprare il crack.

Quando l’ha preso, torna a sedersi dove passa il 46. Racconta che un tempo faceva la commessa alla Auchan di corso Romania, e che ora è fuori di casa: «Mi hanno sbattuta fuori quindici giorni fa, adesso dormo per strada». Il crack la fa stare sveglia, e ne ha così bisogno che se lo procura vendendo il proprio corpo al primo che passa. E come lei, altre prostitute: «Qui ci sono un paio di ragazze che fanno sesso per droga, non sono l’unica», rivela. Questo ed altro succede nell’ultima frontiera dello spaccio di Torino nord. Un posto dove le regole le dettano pusher e tossici, e le donne si vendono per una dose. Di fronte a una scuola, l’Ic di corso Vercelli, anche davanti ai bambini. E di fianco a chi va a giocare a calcio o a farsi un tuffo in piscina.

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