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Cronaca
Cosa succede a chi cade per l’asfalto colabrodo

Denti e femori rotti per le troppe buche: il Comune non paga

Una causa può durare anche 4 anni. Gli avvocati: «Troppo difficile ottenere un risarcimento. In molti rinunciano»

Buche, scivoli dei marciapiedi, pali della segnaletica che giacciono al suolo. Torino a volte può essere davvero una trappola e i nostri concittadini che si fanno male sono sempre di più. Gli uffici di Palazzo Civico da anni sono inondati di cause intentate dalle persone, specie anziane, vittime dell’asfalto colabrodo. Ma è così facile ottenere un risarcimento dal Comune perché si è caduti in una buca? Sembra proprio di no, a sentire gli avvocati di quei poveretti che si sono rotti il femore o un dente scivolando per strada. Luigi Maria Amosso è il legale di una signora che nell’aprile 2021 si è fatta male in un’infossatura vicino a un albero al mercato di piazza Benefica. Spiega: «L’assicurazione comunale non ha voluto risarcire, nemmeno aprire una trattativa. La signora è stata soccorsa dal 118 e ha avuto diversi punti di sutura. Avrebbe dovuto vedere la buca? Il mercato era affollato, nessuno l’avrebbe mai vista».

E il problema è proprio questo: per riuscire, o avere buone possibilità, di ottenere dei soldi, bisogna provare l’esistenza della cosiddetta “insidia”. In parole povere, cadere in una buca impossibile o quasi da vedere. Altrimenti, la vittima viene bollata come “sbadata” e i soldi non li vedrà mai. «Infatti molti rinunciano a fare causa», conclude Amosso. Anche perché le cause, qualche volta, possono durare tantissimo. Ne è un esempio quella intentata da una signora che nel maggio 2020 è inciampata in una grata nei pressi della porta d’ingresso di un ristorante in corso Regina. Racconta Pierpaolo Piolatto, il suo legale: «La mia cliente si è rotta le ossa della spalla. L’assicurazione, in questo caso del condominio, ha fatto un’offerta ma troppo bassa, così siamo andati in tribunale. Ma i tempi si allungano e credo finiremo nel 2024». Quattro anni, quindi, per una buca. Troppi davvero, ed ecco perché, tra spese legali da sostenere per molto tempo, difficoltà a reperire tutte le prove e burocrazia-lumaca, tanti torinesi rinunciano a intentare una causa contro un Comune che, tra l’altro, è pure parecchio ostico da battere in tribunale. Lo conferma l’avvocato Gianluca Pensato, che sta difendendo un signore che si è fatto male in via degli Aceri, nell’agosto 2020, a causa di un palo della segnaletica stradale giacente al suolo: «Ho difeso persone cadute nelle buche in altri comuni, e questi ultimi pagavano più facilmente. Il Comune di Torino invece è più ostico. Il mio cliente? Si è fratturato clavicola e spalla, erano le 20 di sera e non avrebbe mai potuto vedere quel palo per terra, tra l’altro coperto in larga misura dall’erba».

Ma il buon esito o meno di una causa per la caduta in una buca dipende, ovviamente, anche da che tipo di giudice ci si trova davanti. Spiega Giuseppe Prencipe, che difende una donna infortunatasi a causa di un avvallamento dello scivolo del marciapiede in via Acciarini: «Molto dipende dal giudice. Ci sono giudici più propensi a giudicare colpevole il comune, altri invece sono più severi nei confronti delle vittime. Ci sono troppe variabili in una causa del genere». Tuttavia, c’è anche una certezza: il Comune non paga (quasi) mai. Anche per cronica mancanza di fondi, perché se ci fosse il denaro forse molte buche sarebbero già state rattoppate. A volte, purtroppo, succedono tragedie. Come quella di Edda Basso, che due anni fa morì a 87 anni inciampando in un tombino tra corso Brescia e via Alessandria. Per chi invece sopravvive ma riporta danni, piuttosto che sganciare soldi in periodi di magra Palazzo Civico preferisce portare allo sfinimento una povera vittima, che alla fine rinuncia anche a citare in giudizio l’amministrazione.

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